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Il film di Panahi a Cannes, Aghebati: ''E' il segno che la censura si può vincere''

Spettacolo

Roma, 10 mag. (Adnkronos/Aki) - ''La proiezione dei film dei registi Jafar Panahi e Mohammad Rasoulof al Festival di Cannes è il segno che i limiti imposti dalla censura possono essere superati''. E' il commento del regista teatrale Mohammed Aghebati, direttore di produzione del centro Iran Shar di Teheran. 'Film Nist' (Questo non è un film), la pellicola di Panahi che sarà presentata a Cannes il 20 maggio, racconta una giornata del regista, che si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di propaganda eversiva contro il regime. ''Le copie del film sono arrivate in Europa su una penna Usb - spiega Aghebati in un'intervista ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL - il film è stato girato senza permessi e non verrà trasmesso in Iran''.

Il provvedimento giudiziario contro Panahi, regista de 'Il cerchio' e de 'Il palloncino bianco', è stato mosso in seguito alle prime riprese di un lungometraggio sull'Iran dopo la contestata rielezione di Ahmadinejad nel 2009. Panahi è stato rilasciato e poi condannato a sei anni di reclusione, con il divieto di espatrio e di girare film per venti anni.

Nel 2010, il regista iraniano non aveva potuto prendere parte al festival di Cannes, dove avrebbe dovuto far parte della giuria. ''Come avviene sempre nelle fasi di crisi del sistema politico, in Iran il mondo della cultura è in fermento'', dichiara il regista Aghebati. Una delle denunce di Jafar Panahi riguarda la fuga dei giovani artisti iraniani all'estero e l'oppressione del regime sul mondo della cultura.

''Ci sono i segni di nuove concessioni alla società civile da parte del regime dopo le manifestazioni di febbraio - continua Aghebati - In questi giorni si incontrano per strada molte donne con hijab non conformi ai dettami. Non solo, i teatri di Teheran richiamano tantissimi spettatori e si moltiplicano gli spettacoli con significato politico''.

Come nei film di Panahi, il teatro iraniano tenta di spiegare la crisi del sistema rivoluzionario con sottile complessità. Proprio nel centro Iran Shahr, è in scena in questi giorni un monologo di Banestii Badii, che rappresenta una bambina costretta a nascondersi sotto un tavolo coperto da un velo perché le è stato proibito di partecipare a una festa.

Quando riconquista la libertà, immagina di aver ucciso tutti gli invitati. Nel teatro della Città in Viale Valy Asr, la regista Kataioun Feis Morandi rappresenta invece in 'Punto di svolta', con attenzione al tema delle relazioni tra Islam e minoranze, la vita di una famiglia cristiano-armena negli anni della guerra Iran-Iraq.

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