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"L'ex ss Demjanjuk è colpevole", a Monaco condannato a 5 anni il boia di Sobibor

Esteri

Monaco, 12 mag. (Adnkronos/dpa) - John Demjanjuk, 91 anni, è stato condannato a cinque anni di carcere dal tribunale di Monaco, che lo ha riconosciuto colpevole di complicità nell'assassinio di 27.900 ebrei nel lager nazista di Sobibor, dove era una guardia delle ss.

La sentenza arriva due anni dopo il suo arresto a Monaco. Quel 12 maggio 2009, dopo essere stato privato della cittadinanza americana ed espulso dagli Stati Uniti, Demjanjuk arrivava all'aeroporto della città bavarese e veniva condotto in ambulanza al carcere di Stadelheim. Cominciò così l'ultimo capitolo di una vicenda che si era aperta nel 1977 quando emersero le prime accuse contro quello che allora era un semplice operaio in un'industria automobilistica di Cleveland, Ohio.

Nato il 3 aprile 1920 in Ucraina, Demjanjuk fu catturato dai nazisti nel 1942, quando era un soldato sovietico. Secondo le accuse, che ha sempre negato, accettò di entrare nei Travniki, un corpo di ausiliari delle SS. Dopo la guerra visse in Germania fino al 1952, poi emigrò negli Stati Uniti, nascondendo il suo passato. In Ohio, Demjanjuk si costruì una nuova vita, cambiando il suo nome da Ivan a John. Il suo caso si aprì nel 1977, quando il dipartimento di Stato americano iniziò la procedura per la revoca della cittadinanza dopo la scoperta del suo passato nazista. Trasferito in Israele, nel 1988 vi fu condannato a morte, con l'accusa di essere stato un guardiano del lager di Treblinka, tristemente noto come "Ivan il terribile". Ma nel 1993 la Corte Suprema israeliana lo assolse, stabilendo che vi era stato uno scambio di persona.

Demjanjuk tornò negli Stati Uniti, ma il suo caso fu poi riaperto da nuove accuse, che lo indicavano come guardiano del lager di Sobibor. Privato della cittadinanza americana, l'uomo tentò in ogni modo di opporsi alla deportazione dagli Stati Uniti, in ragione della sua età avanzata e delle sue condizioni di salute. Dopo una serie di inutili appelli alla deportazione ordinata nel 2005, Demjanjuk fu rimandato nel maggio 2009 in Germania, il paese dal quale era partito nel 1952 quando emigrò negli Stati Uniti. Sottoposto ad esami medici nel carcere di Monaco dove era stato rinchiuso, Demjanjuk fu riconosciuto in luglio in grado di seguire fisicamente e mentalmente un processo, con l'avvertenza che non doveva essere sottoposto a più di due sessioni giornaliere in aula di 90 minuti ciascuna. Il processo è poi iniziato a Monaco il 30 novembre.

Demjanjuk non ha mai parlato in aula ed ha assistito alle udienze su una barella o una sedia a rotelle, a sottolineare il suo precario stato di salute. Il processo e' durato un anno e mezzo, con rinvii e sospensioni legati alle condizioni dell'imputato, che ha sempre negato ogni responsabilita'.

Al processo hanno testimoniato diversi sopravvissuti al lager di Sobibor, o parenti di vittime, in maggior parte ebrei olandesi. Uno di loro , il 90enne Jules Schelvis, ha chiesto che Demjanjuk fosse condannato ma poi scarcerato. "In memoria dell'umanesimo dei miei genitori, chiedo alla corte di riconoscere colpevole quest'uomo anziano, che ha già trascorso nove anni di carcere, ma di non punirlo" , ha affermato Schelvis. Sua moglie Rachel fu uccisa nel 1943 nel lager di Sobibor.

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