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Yemen, proseguono le proteste: morti e feriti a Sana'a, al-Baydha e Taiz

Esteri

Sana'a, 12 mag. - (Adnkronos/Aki) - Proseguono le proteste in Yemen. E' di tre morti il bilancio degli scontri avvenuti oggi nella città yemenita di al-Baydha tra i manifestanti, che chiedono le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, ed i sostenitori del regime aiutati dalla polizia locale. Lo riferisce la tv araba 'al-Jazeera', che cita come fonti alcuni testimoni. Negli incidenti di oggi i manifestanti sono riusciti a dare alle fiamme la sede del partito del Congresso, al governo in Yemen.

Secondo quanto riporta il sito di informazione locale 'al-Masdar', gli incidenti sono iniziati quando miliziani armati considerati vicini al governo hanno aperto il fuoco su un gruppo di manifestanti, sparando dalla sede del governatorato locale. In risposta i giovani dei movimenti rivoluzionari hanno preso d'assalto ed occupato la sede del governatorato. I giovani erano scesi in piazza questa mattina ad al-Baydha per protestare contro la repressione attuata ieri dal governo nei confronti dei manifestanti di Sana'a dove sono morte 13 persone e ne sono state ferite 200.

La polizia ha inoltre attaccato questa mattina i manifestanti impegnati in un sit-in permanente contro il governo a Taiz, nel sud del paese. Lo ha annunciato la tv araba 'al-Jazeera'.

E' invece salito a 13 morti il bilancio degli scontri avvenuti ieri a Sana'a. Elementi della polizia e della Guardia repubblicana hanno infatti aperto il fuoco su circa 10mila manifestanti, in buona parte giovani, che stavano marciando verso la sede della presidenza del Consiglio dei ministri. Tra i feriti, un centinaio è stato colpito da proiettili, mentre altri cento sono rimasti intossicati dai lacrimogeni. Il governo si è difeso sostenendo di aver ordinato di aprire il fuoco per il timore che i manifestanti potessero prendere d'assalto la sede del governo.

Da settimane a Sana'a si sta svolgendo un sit-in ad oltranza davanti la sede dell'università per ottenere le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh. Sono oltre 150 le vittime delle proteste scoppiate nel Paesea fine gennaio, secondo quanto denunciato dai gruppi per i diritti umani.

Il principale blocco dell'opposizione in Yemen ha rivolto oggi un appello alla comunità internazionale affinché aumenti la sua pressione sul presidente Ali Abdullah Saleh, convincendolo a rassegnare le dimissioni. Il Joint Meeting Parties (JMP), di cui fanno parte partiti di opposizione, attivisti e leader tribali, hanno chiesto agli Stati Uniti, all'Unione europea e agli Stati arabi di agire per arginare gli attacchi del governo contro i manifestanti. Il ''silenzio'' internazionale riguardo la repressione messa in atto da Sana'a, dicono gli oppositori, equivale a un via libera per continuare a usare la violenza contro chi scende in piazza per chiede che Saleh abbandoni il potere tenuto per 32 anni.

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