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Pacchetto sicurezza, la Consulta boccia un articolo. Maroni: "E' un gravissimo errore"

Cronaca

Roma, 12 mag. - (Adnkronos) - I giudici della Consulta hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale di un articolo contenuto nel cosiddetto 'pacchetto sicurezza', ovvero della legge 38 del 2009 che ha convertito il decreto in tema di "misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori". In particolare, si tratta del 3° comma dell'articolo 275 del codice di procedura penale modificato dall'articolo 2 del decreto-legge del 23 febbraio poi convertito nella legge del 23 aprile 2009.

La Consulta - accogliendo i giudizi di legittimità costituzionale promossi dal gip del tribunale di Milano e dal tribunale di Lecce - ritiene illegittimo l'articolo di legge nella parte in cui, prevedendo che "quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all'articolo 575 del codice penale - cioè l'omicidio - è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari", tuttavia "non fa salva altresì l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al fatto concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure".

Due i casi concreti che hanno poi portato alla dichiarazione di illegittimità pronunciata dalla Consulta su un articolo del 'pacchetto sicurezza', relativo alla reclusione in carcere per omicidio.

Il tribunale di Lecce era stato investito della questione dal difensore di una persona imputata di omicidio volontario in concorso. Dopo la convalida di un provvedimento di fermo, era stata applicata la misura della custodia cautelare in carcere con ordinanza del gip; a seguito dell'impugnazione del difensore, il tribunale aveva disposto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. Entrato in vigore il decreto legge, il pm aveva chiesto e ottenuto il ripristino della misura carceraria, alla luce della nuova disciplina.

Identica questione di illegittimità costituzionale era stata sollevata davanti alla Consulta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, chiamato a pronunciarsi sull'istanza di sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, presentata dal difensore di un imputato, condannato in primo grado a dieci anni di reclusione per concorso in omicidio volontario.

Immediata la reazione del ministro dell'Interno Roberto Maroni: "Sono francamente allibito da questa decisione". "La norma era che chi commette un omicidio deve rimanere in carcere e non avere la possibilità di misure alternative, e questa ci sembrava e mi sembra una misura efficace perché chi commette un reato così grave non merita benefici", ha affermato Maroni a margine del Consiglio Ue affari interni a Bruxelles.

Invece quello che la Corte ha deciso oggi su alcune norme del pacchetto sicurezza del 2009 "mi sembra gravissimo", perché "ha dichiarato che anche chi commette un omicidio volontario può tornarsene libero a casa sua e magari commettere un altro omicidio", ha accusato il ministro.

Per questo "io sono allibito da questa decisione che non condivido", ha ribadito Maroni, sottolineando che si tratta di "un gravissimo errore che mina le misure che abbiamo preso a tutela della sicurezza dei cittadini".

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