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Chiesa: Vaticano, primo responsabile di fronte a casi di abuso e' vescovo

Cronaca

Citta' del Vaticano, 16 mag. - (Adnkronos) - ''La responsabilita' nel trattare i casi di abuso sessuale nei confronti di minori spetta in un primo momento ai vescovi o ai superiori maggiori''. E' quanto si legge nelle linee guida sugli abusi sessuali messe a punto dalla Congregazione per la dottrina della fede e indirizzate a tutte le conferenze episcopali del mondo. Fra l'altro il documento riassume alcuni aspetti fondamentali della legislazione canonica attualmente in vigore. ''Se l'accusa appare verosimile - prosegue il testo - il vescovo, il superiore maggiore o il loro delegato devono condurre un'indagine preliminare''. Quindi si spiega: ''Se l'accusa e' ritenuta credibile, si richiede che il caso venga deferito alla Cdf (Congregazione per la dottrina della fede, ndr). Una volta studiato il caso, la Cdf indichera' al vescovo o al superiore maggiore i passi ulteriori da compiere''.

''Al contempo, la Cdf - si chiarisce - offrira' una guida per assicurare le misure appropriate, sia garantendo una procedura giusta nei confronti dei chierici accusati, nel rispetto del loro diritto fondamentale per la difesa, sia tutelando il bene della Chiesa, incluso il bene delle vittime''. Ancora si afferma: ''E' utile ricordare che normalmente l'imposizione di una pena perpetua, come la dimissio dallo stato clericale, richiede un processo penale giudiziale''. ''Secondo il diritto canonico - rileva il documento - gli Ordinari non possono decretare pene perpetue per mezzo di decreti extragiudiziali; a questo scopo devono rivolgersi alla Cdf, alla quale spettera' il giudizio definitivo circa la colpevolezza e l'eventuale inidoneita' del chierico per il ministero, nonche' la conseguente imposizione della pena perpetua''.

''Le misure canoniche applicate nei confronti di un chierico riconosciuto colpevole dell'abuso sessuale di un minorenne sono generalmente di due tipi - spiega ancora il documento - misure che restringono il ministero pubblico in modo completo o almeno escludendo i contatti con minori. Tali misure possono essere accompagnate da un precetto penale; le pene ecclesiastiche, fra cui la piu' grave e' la dimissio dallo stato clericale. In taluni casi, dietro richiesta dello stesso chierico, puo' essere concessa pro bono Ecclesiae la dispensa dagli obblighi inerenti allo stato clericale, incluso il celibato''.

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