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Sicilia: Ance Palermo, grave non recepire modifiche Dl Sviluppo a Codice appalti

Economia

Palermo, 18 mag. - (Adnkronos) - ''Il decreto legge Sviluppo approvato dal Consiglio dei Ministri ed entrato in vigore lo scorso 14 maggio contiene quelle modifiche al Codice degli appalti che vanno nella direzione piu' volte consigliata dalla nostra categoria. E' necessario adesso che i politici siciliani chiariscano in tempi rapidi e senza piu' alibi che posizione la nostra Regione intende adottare rispetto alle novita', senza snobbare i suggerimenti che arrivano dagli addetti ai lavori''. Ad affermarlo e' il presidente di AncePalermo, Giuseppe Di Giovanna. In dettaglio, le principali modifiche al Codice degli appalti riguardano il raddoppio della soglia della procedura negoziata, fissata attualmente in un milione di euro, e l'innalzamento fino alla soglia Ue (circa 4 milioni e 850 mila euro) dell'esclusione automatica delle offerte anomale.

''I contenuti del decreto Sviluppo ci danno ragione - continua Di Giovanna -. Da tempo sosteniamo l'opportunita' di queste modifiche per semplificare e accelerare le procedure di affidamento dei contratti pubblici per mettere in cantiere le opere piu' rapidamente. Consentire l'esclusione automatica delle offerte anomale senza contraddittorio con il concorrente, oggi e' fondamentale per ridurre i tempi di affidamento degli appalti. Cio' che ci chiediamo - prosegue - e' perche' i nostri politici perdano ancora tempo quando e' chiaro ed evidente che questa norma, in questo momento di drammatica crisi dell'edilizia, appare la migliore soluzione tampone".

"Piu' di un mese fa, - continua - nel corso di una tavola rotonda organizzata da AncePalermo ed alla quale hanno partecipato esperti di diritto costituzionale e comunitario e rappresentanti delle istituzioni politiche regionali, si era stabilito senza dubbi ed equivoci che la nostra autonomia regionale avrebbe consentito al nostro Parlamento di dar vita ad una legislazione piu' aderente alle esigenze del settore delle costruzioni in Sicilia. Nonostante questo e nonostante anche a livello nazionale vengano forniti gli strumenti per farlo, da noi - conclude - nulla si muove. Logica conclusione e' che per i nostri politici l'edilizia e' un malato terminale al quale stanno per staccare la spina''.

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