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Scazzi, Cassazione: "Misseri inattendibile" Ecco perché Sabrina resta ancora in carcere

Cronaca

Roma, 19 mag. - (Adnkronos) - Michele Misseri, in carcere per l'omicidio di Sarah Scazzi avvenuto ad Avretana il 26 agosto 2010 è inattendibile. Lo dice a chiare lettere la Cassazione nelle motivazioni, depositate oggi, con le quali spiega il perché l'altro ieri ha detto sì alla carcerazione nei confronti della figlia Sabrina. La prima sezione penale, pur ricordando che questa decisione non comporta "la rimessione in libertà" di Sabrina Misseri, ha disposto un nuovo esame davanti al Tribunale di Taranto in quanto l'ordinanza del 18 gennaio scorso ha adottato "la scelta dell'opzione interpretativa sfavorevole all'indagata" senza prendere in alcuna considerazione la "possibilità di letture divergenti e di adeguate risposte alle obiezioni difensive".

In particolare, la suprema Corte dice che le sette versioni diverse offerte dallo zio Michele nella ricostruzione del delitto della piccola Sarah sono "tra di loro incompatibili e sovente contrapposte, ciascuna delle quali porta con se una totale o parziale, ma sempre significativa, quota di ritrattazione e, con essa, un grave segnale di inattendibilità".

La Cassazione, nell'accogliere il secondo ricorso della difesa di Sabrina Misseri (il primo ricorso è invece stato dichiarato inammissibile) dice che non siamo "in presenza di una chiamata in correità che rimane ferma nel suo nucleo essenziale (abbiamo commesso l'omicidio insieme e in questo modo), arricchendosi di dettagli su aspetti collaterali. Si tratta invece di versioni tra di loro incompatibili e sovente contrapposte" che denotano "un grave segnale della inattendibilità" dello zio Michele.

La Cassazione, accogliendo i rilievi della difesa di Sabrina Misseri, contesta l'operato del Tribunale di Taranto a proposito della cosiddetta confessione stragiudiziale di Sabrina, come pure la ricostruzione dei movimenti della vittima in prossimità dell'ora della sua scomparsa e ancora l'alibi e il movente della gelosia che, a detta di piazza Cavour è "esile".

Per quanto riguarda la cosiddetta confessione stragiudiziale, la Suprema Corte ricorda che "essa consisteva in uno sfogo dell'indagata con un'amica e si risolve in una sequenza di frasi riferite da questa, obiettivamente disarticolate, sintetizzabili nelle espressioni 'dopo tante ore dici la verità e basta... dopo tante ore viene quella cosa di dire la verità... di finire là... così finisce tutto ma io non l'ho fatto... non sono una stupida'. Queste parole -prosegue la Suprema Corte- alle quali si attribuisce valore confessorio non sono state né registrate né immediatamente trascritte, ma risultano soltanto riportate in terza persona dalla testimone amica Anna Pisano con la quale Sabrina si sarebbe lasciata andare ad una esplosione di dolore allorché aveva appreso della prima confessione del padre".

La circostanza poi alla quale il Tribunale di Taranto ha dato valore di riscontro della interpretazione in chiave confessoria di questo sfogo "costituita dal fatto che la ragazza con un altro amico avrebbe detto che il padre stava esagerando nell'accusarsi di atti sessuali sul cadavere per rendere più credibile la sua confessione -fa notare la Cassazione- è stata giustamente additata dalla difesa come del tutto equivoca". In proposito, infatti, la Suprema Corte fa notare che "a seconda del contesto questa opinione potrebbe addirittura validamente essere spiegata con atteggiamenti di incredulità favorevoli alla tesi dell'innocenza della ragazza".

La Cassazione muove obiezioni anche sulla retrodatazione dell'ora dell'omicidio di Sarah Scazzi. "La ricostruzione dei movimenti della vittima in prossimità dell'ora della sua scomparsa e conseguentemente la retrodatazione dell'ora dell'omicidio in guisa da sconfiggere le stringenti deduzioni difensive sulla impossibilità che l'azione omicidiaria attribuita alla ricorrente potesse essersi svolta nel ristrettissimo lasso temporale all'inizio individuato -dice la Cassazione- riposa principalmente sulla deposizione del test Petrarra".

Secondo la Suprema Corte, "la serrata ricostruzione temporale operata sulla base delle indicazioni del test si pone obiettivamente in contrasto con le dichiarazioni che, secondo lo stesso provvedimento impugnato, aveva reso la madre della vittima, la quale aveva collocato l'uscita di casa di Sarah intorno alle 14.30 e aveva riferito che la stessa aveva detto di avere appena ricevuto un messaggio di Sabrina che la chiamava per andare al mare". Ora la Cassazione fa notare che il Tribunale del Riesame di Taranto non ha spiegato "per quale ragione Sarah avrebbe dovuto mentire a sua madre".

Quanto all'assunta falsità dell'alibi rappresentato dal messaggio inviato alle 14.24, al successivo e allo squillo di risposta di Sarah, la Cassazione dice che "non è congruamente giustificato". Debole anche il movente della gelosia per un ragazzo. Secondo la Cassazione il movente attribuito a Sabrina Misseri è affetto da "esilità a fronte del delitto di omicidio commesso. Il solo movente, per il carattere di ambiguità che è ad esso intrinseco, non è comunque mai di per sé assimilabile ad un grave elemento indiziario e in tanto può fungere da aspetto rafforzativo del quadro probatorio in quanto gli altri elementi siano precisi e convergano a un unico significato", ricorda la Cassazione citando la sentenza Andreotti.

Insomma per la Cassazione il Tribunale di Taranto, nel convalidare la custodia cautelare a Sabrina Misseri lo scorso 18 gennaio, ha commesso un errore nella sostanza: "la scelta d'acchito dell'opzione interpretativa sfavorevole all'imputata; la totale assenza di considerazione della possibilità di letture divergenti e, nello specifico di adeguate risposte alle obiezioni difensive". Secondo la Cassazione i giudici del Tribunale di Taranto ora dovranno rivalutare "il materiale indiziario nell'ottica di una ragionevole probabilità di colpevolezza e di condanna", applicare "la regola di giudizio a favore dell'imputato in caso di dubbio", e dare una "adeguata confutazione delle obiezioni difensive che prospettano tesi plausibili".

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