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Obama: ''Morte Bin Laden non è stato omicidio, lui era assassino. Sostegno Usa a chi farà riforme''

Esteri

Washington, 19 mag. (Adnkronos/Ign) - Quello di Osama Bin Laden ''non è stato un omicidio''. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in un discorso pronunciato in diretta tv dal Dipartimento di Stato. ''Era lui a uccidere molte persone, a istigare alla violenza contro donne e bambini'', ha aggiunto il presidente, affermando che in Afghanistan gli Stati Uniti hanno ''indebolito notevolmente i Talebani''.

Obama ha paragonato la scintilla della primavera araba al 'tea party' di Boston che diede inizio alla rivoluzione americana e ad uno degli episodi centrali della lotta contro la segregazione. In Tunisia la scintilla della protesta è stato un uomo che si è dato fuoco, "lo stesso è successo a Boston quando la gente si è rifiutata di pagare le tasse", e più tardi quando gli afroamericani "non hanno ceduto il posto sull'autobus" ha detto Obama che è poi tornato sul tema in conclusione del discorso ricordando la lotta contro la schiavitù durante la guerra di secessione. "Io non sarei qui" se la gente non si fosse battuta per i diritti di tutti, ha detto ancora il presidente americano. "Gli Stati Uniti - ha affermato - sono stati creati con la convinzione che le persone scelgono chi li governa e noi siamo dalla parte di chi si batte per i propri diritti".

"I diritti universali valgono per le donne come per gli uomini" ha rimarcato ancora sulla primavera araba, spiegando che il potenziale dei paesi dell'area non potrà essere completo se mancherà quello "della metà della popolazione".

Obama non ha mancato di fare accenno a tv satellitari e Internet che ''hanno fornito una finestra sul mondo, un mondo che fa progressi enormi''. ''I telefoni cellulari e i social network permettono ai giovani di collegarsi - ha proseguito il presidente parlando del ruolo delle tecnologie nelle rivolte arabe - è emersa una nuova generazione e la sua voce dice che il cambiamento non può essere negato''. "Gli eventi degli ultimi sei mesi hanno dimostrato che le strategie della repressione non funzionano" più in un mondo dove Internet "fornisce una finestra su un mondo più vasto".

Il ''messaggio'' che Obama ha voluto lanciare ''con chiarezza'' nel suo discorso a Washington è che gli Stati Uniti garantiranno il loro sostegno a ogni governo del Nordafrica e del Medio Oriente che avrà ''il coraggio'' di avviare riforme democratiche. ''Ciascun paese (in cui sono in corso le rivolte, ndr) è diverso dagli altri, ma con tutti dobbiamo parlare molto chiaramente'', ha scandito. ''Il messaggio è semplice - ha proseguito rivolgendosi direttamente ai governi della regione - Se correrete il rischio di attuare le riforme, avrete tutto il sostegno degli Stati Uniti''.

''Il nostro sostegno - ha poi aggiunto - deve estendersi anche a quei paesi dove la transizione purtroppo non è ancora iniziata''. ''In molti paesi la richiesta del popolo non è stata ascoltata'', ha detto Obama, citando ''la Libia'' come ''l'esempio più grave''. "Il tempo lavora contro Gheddafi", quando il leader libico "lascerà il potere inizierà la transizione" ha affermato parlando della Libia, un paese "dove abbiamo un mandato per agire e abbiamo ascoltato la richiesta di aiuto del popolo". "Quando Gheddafi inevitabilmente lascerà o sarà costretto ad abbandonare il potere, finiranno decenni di provocazioni", ha aggiunto.

Dalla Libia all'Egitto dove gli Stati Uniti sono pronti a cancellare ''fino a un miliardo di dollari di debiti''. ''Non vogliamo un nuovo Egitto funestato dai debiti - ha detto Obama - cancelliamo fino a un miliardo di dollari di debito per aiutare la crescita economica del paese''. ''Abbiamo chiesto al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale di presentare un piano di aiuti per Egitto e Tunisia che verrà presentato al G8'', ha continuato il presidente, spiegando che "anche l'Opec sosterrà questa iniziativa''.

Quindi la Siria. Il presidente siriano Bashar al-Assad ''ha di fronte a sé una scelta: guidare la transizione o lasciare il potere'' ha sottolineato il presidente che ieri ha ordinato sanzioni contro Assad e altri esponenti del regime, per la repressione messa in atto contro i manifestanti.

Di seguito un duro attacco all'Iran, "ipocrita" perché sostiene le proteste in altri paesi, ma la reprime in casa propria. Obama ha ricordato anche la figura di Neda, la giovane donna uccisa durante le proteste per la rielezione del presidente Mahmoud Ahmdinejad.

Nel suo discorso dal Dipartimento di Stato il presidente americano ha fatto un riferimento diretto anche allo Yemen, dove sono in corso da mesi rivolte contro il presidente Ali Abdullah Saleh. ''Saleh deve mantenere la parola data quando ha parlato di cambiamento'', ha detto Obama. Un riferimento implicito al fatto che due piani per la transizione del potere proposti dal Consiglio di Cooperazione del Golfo sono saltati a causa del ritiro all'ultimo momento del sostegno di Saleh.

Quanto all'Iraq, il Paese ''deve giocare un ruolo chiave nella regione e lo farà se continuerà a mantenere la strada che ha intrapreso verso la democrazia''.

E ancora il Medio Oriente. ''C'è chi dice che in questo momento non sia possibile andare avanti con il processo di pace (tra israeliani e palestinesi, ndr), ma io non sono d'accordo. Questo momento in cui cittadini cercano di liberarsi dalle catene dell'oppressione è quello migliore per cercare la fine del conflitto'' ha rimarcato l'inquilino della Casa Bianca.

''Per oltre due anni il mio governo ha lavorato duro con i partner internazionali per mettere fine al conflitto, ma le aspettative non sono state soddisfatte'', ha ammesso Obama. ''Israele continua con le attività negli insediamenti e i palestinesi hanno deciso di non sedere più al tavolo dei negoziati'', ha aggiunto, parlando di ''un conflitto che ha avuto un costo enorme nella regione per la regione''.

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