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Giornalisti: don Ciotti, Morrione grande persona e caro amico

Cronaca

Roma, 20 mag. (Adnkronos) - "Un grande giornalista, ma prima di tutto una grande persona e un caro amico". Cosi' don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, ricorda Roberto Morrione, morto stanotte a Roma. "Roberto, con quella sua lunga carriera alle spalle, le responsabilita' che aveva ricoperto nel servizio pubblico, le importanti inchieste che aveva svolto - dice don Ciotti - ci ha regalato in tutti questi anni la sua esperienza. Ha trasmesso a tanti giovani l'amore ma anche la responsabilita' del giornalismo".

"Roberto credeva fino in fondo nella funzione sociale e civile di chi racconta e ragiona sui fatti - aggiunge don Ciotti nel suo ricordo affidato a una nota - credeva che solo una democrazia consapevole, capace di raccontarsi con onesta', sia una democrazia sana, una democrazia viva. Aveva costruito 'Libera informazione', creduto nell'importanza di una analisi puntuale, approfondita sulle mafie, la corruzione, le tante forme d'illegalita', sapendo bene che non dovrebbe esserci bisogno di mettere accanto alla parola 'informazione' l'aggettivo libera. Perche' l'informazione o e' libera o, semplicemente, non e' informazione: e' propaganda, demagogia. Eppure sapeva, Roberto, che mai come in questi anni l'informazione corre il rischio di essere soffocata o asservita".

"Non accettava, Roberto - aggiunge don Ciotti - le parole troppo spesso imbrigliate, le penne opportunamente spuntate, le cronache monche o pilotate. La sua era invece una penna che lasciava il segno. Una penna che andava al sodo, senza tanti fronzoli, sempre pero' dopo un lavoro di approfondimento, sempre dopo quello studio, quel lavoro di conoscenza che rende davvero il giornalismo un servizio per la collettivita'. Non improvvisava, Roberto. Si preparava sempre con coscienza e scrupolosita', per lui non c'era persona, fatto, che non fossero degni di un'attenzione vera, autentica. Credeva a un giornalismo che fosse amore per la giustizia e distanza dal potere. Credeva - conclude - che fosse questa l'etica del giornalismo, e prima ancora del giornalista".

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