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Berlusconi in tv, Agcom chiede chiarimenti. Famiglia cristiana: ''Arroganza a reti unificate''

Politica

Roma, 21 mag. (Adnkronos/Ign) - L'Agcom ha già ''chiesto chiarimenti'' a Rai e Mediaset in merito alle interviste ai Tg del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Lo ha detto il presidente dell'Authority, Corrado Calabrò, ai giornalisti a margine del presidio organizzato dal Pd. Lunedì la vicenda sarà esaminata in una riunione dell'Agcom.

La Commissione servizi e prodotti dell'Autorità per la garanzie nelle comunicazioni, ha spiegato Calabrò, si riunirà lunedì per valutare, ai fini della par condicio, le interviste rilasciate ieri dal presidente del Consiglio alle edizioni serali di Tg1, Tg2 e dei tre Tg di Mediaset.

''Gli uffici stanno lavorando e monitorano ora per ora la situazione. Sono già state inviate due lettere a Rai e Mediaset, nelle quali - ha spiegato Calabrò - si chiedono chiarimenti. Tempo 24 ore per avere le controdeduzioni delle due emittenti, e lunedì si riunirà la Commissione servizi e prodotti che è l'organo collegiale che ha la competenza in materia''.

Alla domanda se c'è l'eventualità di sanzioni nei confronti di Rai e Mediaset, Calabrò ha risposto: ''Non anticipo mai decisioni collegiali. Posso solo dire che è sabato, gli uffici dell'Agcom sono qui al lavoro e raccoglieranno tutti gli elementi utili per le eventuali deliberazioni del caso''. Della Commissione servizi e prodotti fanno parte, oltre a Calabrò, i commissari Michele Lauria, Gianluigi Magri, Antonio Martusciello e Sebastiano Sortino.

E' bufera intanto sulla presenza del Cavaliere in tv. "Non l'ho visto - dice Umberto Bossi - Se il Pd potesse ne farebbe 500". Ma l'opposizione è sul piede di guerra. E' "una vergogna che il Presidente del Consiglio utilizzi il suo potere e che la Rai gli dia tanto spazio per raccontare le menzogne che ha raccontato ieri in cinque canali tv" attacca Giuliano Pisapia, candidato sindaco del centrosinistra a Milano. E' "falso" aggiunge, "che aumenterò le tasse e che non voglio l'Expo''.

''Ieri sera il prepotente dittatorello che ancora occupa palazzo Chigi ha passato di nuovo il segno - scrive sul suo blog il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro - La dignità dell'informazione e del servizio pubblico è stata del tutto cancellata''.

Le interviste rilasciate dal presidente del Consiglio a vari telegiornali nazionali sono state fortemente criticate anche dal settimanale cattolico Famiglia cristiana che sul sito web parla di ''arroganza a reti unificate''. ''Esiste una Agcom - si legge in un commento di Giorgio Vecchiato - che dovrebbe fissare le regole della comunicazione e, in caso di irregolarità, punire gli inadempienti. Già il fatto che il premier irrompa nella campagna per Milano e Napoli usando le reti di sua proprietà dovrebbe far ricordare che c'è un piccolo inciampo, chiamato conflitto di interessi''.

''Ma tutti zitti - prosegue Famiglia cristiana - e lo stesso, ciò che è peggio, per le reti a canone''. ''L'imposizione del primo ministro e l'acquiescenza delle reti pubbliche hanno suscitato violente reazioni, che oggi riempiono i giornali: dall'illegalità al paragone con la Bielorussia. Superfluo citarle per esteso. E' da chiedersi piuttosto - si rileva - quale effetto avranno queste esternazioni a reti unificate, non tanto per il loro contenuto quanto per la linea padronale che esprimono. Di nuovo o inatteso, Berlusconi non ha detto nulla. Al più si è maggiormente avvicinato a Bossi per la faccenda della Grande Moschea, degli zingari incombenti e della sinistra inaffidabile. Copione conosciuto''. ''Che ciò serva per i ballottaggi, o dia esito negativo, è tutto da vedere'' afferma il periodico, che poi conclude: ''Sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l'altra da un giornalismo tv che non tiene dritta la schiena ma si genuflette''.

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