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Istat: Cia, 6 famiglie su 10 'tagliano' spesa

Economia

Roma, 23 mag. (Adnkronos) - La Cia rimarca le difficolta' che hanno costretto gli italiani a rivedere le abitudini alimentari, in relazione al rapporto annuale dell'Istat sulla situazione del Paese nel 2010. Risulta in aumento la vendita di prodotti di qualita' inferiore. Crescono gli acquisti negli hard-discount e si e' accentuata la rincorsa alle promozioni.

La crisi, il calo del potere d'acquisto e il minor reddito disponibile hanno costretto gli italiani a ridurre il carrello e a modificare le abitudini alimentari: cosi' nel 2010 quattro famiglie su dieci hanno ''tagliato'' la spesa, mentre il 60 per cento, tra rinunce e necessita', ha dovuto cambiare il menu' e il 35 per cento ha optato per prodotti di qualita' inferiore. Si e', al contrario, accentuata la rincorsa alle promozioni ed e' stato un ''boom'' degli acquisti in punti vendita dove i prezzi sono piu' bassi. E' soprattutto il caso degli hard-discount, dove le vendite sono cresciute, rispetto al 2009, di oltre il 10 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in relazione al Rapporto dell'Istat sulla situazione del Paese durante lo scorso anno.

Nel 2010 per riempire il carrello alimentare ogni famiglia italiana ha speso in media al mese 461 euro. Una spesa (che rappresenta il 18,9 per cento di quella totale e raggiunge complessivamente i 146 miliardi di euro l'anno) assai diversificata per aree geografiche: al Nord -afferma la Cia- e' pari a 455 euro, al Centro a 472 euro, al Sud a 463 euro. Nel contesto dei ''tagli'' al carrello, la Cia evidenzia che il 42 per cento delle famiglie ha dovuto ridurre gli acquisti di carne, in particolare quella bovina, il 38 per cento quelli di pane, il 36 per cento quelli di olio d'oliva e il 35 per cento quelli di vino. Per quanto concerne la scelta di prodotti di qualita' inferiore, l'orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha riguardato il pane per il 40,2 per cento, la carne bovina per il 46,2 per cento, la frutta per il 44,5 per cento, gli ortaggi per il 39,7 per cento, i salumi per il 32,5 per cento. (segue)

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