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Fincantieri, nuovo piano prevede 2.550 esuberi e la chiusura di due stabilimenti

Economia

Roma, 23 mag. - (Adnkronos) - Sono 2.551 gli esuberi di personale previsti dal nuovo piano industriale di Fincantieri. Piano che, secondo fonti sindacali, prevederebbe la chiusura di due stabilimenti: Castellammare di Stabia, Sestri Ponente. Mentre, per quanto riguarda Riva Trigoso si parla di un ridimensionamento con il trasferimento delle costruzioni militari a Muggiano (La Spezia): lì verrebbe infatti mantenuto e potenziato il comparto delle costruzioni meccaniche.

Gli esuberi denunciati dall'azienda interessano circa un terzo della forza lavoro, dal momento che il gruppo conta complessivamente 8.500 lavoratori distribuiti in otto stabilimenti. Con gli interventi illustrati oggi dall'ad Giuseppe Bono, Fincantieri intende affrontare il momento particolarmente difficile in cui versa la cantieristica nazionale e internazionale. Dal 2007 al 2010, infatti, la domanda armatoriale internazionale ha subito un crollo del 55% e, nella sola Europa, dal 2008 al 2010 si sono persi 50mila posti di lavoro, con una riduzione del 30%.

Il piano industriale presentato oggi da Fincantieri non è un 'prendere o lasciare'. A evidenziarlo sono fonti aziendali interpellate sugli sviluppi dell'incontro con i sindacati presso la sede di Confindustria. Quella presentata oggi, sottolineano le stesse fonti, è la fotografia realistica di una situazione drammatica e una crisi devastante del settore, non solo attuale ma anche di prospettiva. Con l'incontro di oggi, spiega ancora l'azienda, si apre una trattativa e l'auspicio è che possa ''aggregare il maggior consenso possibile''.

Il piano industriale presentato da Fincantieri "non è accettabile". A dichiararlo è stato il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, al termine dell'incontro con il gruppo. "Serve un intervento del governo", ha aggiunto.

Come ha spiegato Landini, la risposta del sindacato e dei lavoratori sarà immediata "possiamo dire che la mobilitazione è già partita -ha sottolineato- ora si riunirà un coordinamento per decidere le iniziative di lotta". E, ha tenuto a sottolineare il numero uno della Fiom, "noi riconosciamo e ci rendiamo bene conto della situazione difficile del mercato. Ma -ha evidenziato- anche in questo contesto bisogna avere una idea di rilancio e non di ridimensionamento". A questo punto, è ineludibile un intervento del governo: "E' da novembre che attendiamo una convocazione del governo. Purtroppo siamo in presenza di una pericolosa assenza del governo. In presenza di una crisi industriale bisogna rispondere con una politica industriale".

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