Cerca

Sassari, truffa aggravata ai danni del Consorzio di bonifica delle Nurra: 7 in manette

Cronaca

Sassari, 24 mag. - (Adnkronos) - Truffa aggravata ai danni del Consorzio di bonifica della Nurra, frode nelle pubbliche forniture, falsita' materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale, tutti in concorso. Con queste accuse stamani carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Sassari hanno arrestato 7 persone, di cui una e' finita in carcere, quattro agli arresti domiciliari e due con l'obbligo di dimora nel comune di residenza con firma in caserma, emessa dal Gip di Sassari Maria Teresa Lupini su richiesta del pm Paolo Piras.

Si e' conclusa cosi' l'operazione 'Stige', cosi' denominata per il collegamento tra due bacini artificiali in provincia di Sassari e, secondo la mitologia greca e romana, lo Stige, fiume del lamento, e' uno dei cinque fiumi presenti negli Inferi.

Le indagini sono iniziate nel maggio del 2010, nel contesto di altre indagini e si sono inerite nella costruzione di una condotta di acqua potabile, della lunghezza di 3,8 km ed un diametro di un metro e sessanta, per collegare due bacini artificiali situati tra i comuni di Putifigari e Monteleone Roccadoria, in provincia di Sassari.

Nel dicembre del 2008, il Consorzio di Bonifica della Nurra di Sassari aveva bandito l'appalto dei lavori ''Collegamento Temo - Cuga - Condotta sul Rio Sette Ortas'' che la societa' Cosedil S.p.A., di Santa Venerina (CT), si e' aggiudicata l'importo a base d'asta di 5 milioni 443 mila 672 euro, con un ribasso del 35,5%, che ha ceduto in subappalto, l'11 maggio 2009 i lavori all'impresa edile Pm costruzioni per un importo di 884mila euro.

Fatti e ultimati i lavoro, era necessario il collaudo per avere il corrispettivo, ma i gravi difetti di tenuta riscontrati al termine dei lavori, eseguiti con consistente risparmio di mano d'opera e materiali, ha portato i responsabili delle due ditte a porre in essere, con la complicita' di dirigenti del Consorzio di bonifica della Nurra, una serie di espedienti finalizzati all'approvazione dei lavori e all'incasso dell'appalto, proveniente da stanziamenti pubblici del Ministero delle infrastrutture e Regione autonoma della Sardegna.

Attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti ed appostamenti, i carabinieri hanno accertato la pressione di esercizio della condotta era notevolmente inferiore a quanto stabilito nel capitolato d'appalto, e che gli indagati avevano manomesso i dischi di registrazione dei manometri, ossia gli strumenti utilizzati per misurarne la pressione, durante le prove di collaudo. Sempre durante il collaudo, due degli indagati hanno sistemato, lungo il percorso della condotta, in luogo ben nascosto, un'autobotte ed una pompa per immettere acqua in modo da compensare le rilevanti perdite e compensare la caduta di pressione dell'acqua.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog