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Intervento di Obama al Parlamento Gb. ''Siamo al fianco di chi cerca la libertà''

Esteri

Londra, 25 mag. (Adnkronos/Ign) - L'allenza tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti è "antica e forte". Così il presidente Usa Barack Obama in uno dei passaggi iniziali del suo discorso a Westminster Hall, di fronte al Parlamento britannico.

Questa "forte amicizia", ha detto ancora Obama, non ha solo a che fare con la storia, la lingua e la cultura, ma poggia su "valori e convincimenti" condivisi. La leadership anglo-americana non è un fatto del passato, ma rimane sempre più attuale, nonostante l'ascesa di nuove nazioni sulla scena internazionale. "Il tempo per la nostra leadership è ora", ha detto Obama.

Poi un passaggio dedicato alla guerra al terrorismo: "Le nostre nazioni non sono e non saranno mai in guerra contro l'Islam". "Stati Uniti e Gran Bretagna sono a fianco di chi cerca la libertà", ha detto ancora il presidente americano. Le persone che scendono nelle strade di Tunisi e Teheran, ha detto, "chiedono la stessa libertà" che abbiamo noi. "Ci vorranno anni", ha poi osservato, prima che le rivoluzioni in Nordafrica e Medio Oriente abbiano fine. "La democrazia non è una cosa facile", ha detto ancora Obama rivolto al Parlamento britannico, aggiungendo che "il populismo può prendere direzioni pericolose".

Prima dell'intervento davanti al Parlamento, la conferenza con il premier britannico David Cameron. "Possiamo sconfiggere al Qaeda", ha detto Cameron. E, ha aggiunto a proposito della lotta al terrorismo, "dobbiamo continuare a lavorare con il Pakistan".

I due leader hanno parlato anche della situazione in Nord Africa e Medio Oriente. Quanto all'Afghanistan, ha detto Obama, "è necessario arrivare ad una pacificazione, un processo che deve essere guidato dagli afgani". Nel corso della conferenza stampa Obama ha poi ribadito che Washington e Londra "riaffermano l'importanza di una transizione in Afghanistan", che inizi quest'anno e si completi nel 2014.

Gli Usa, ha proseguito, accolgono con favore le sanzioni dell'Unione europea nei confronti del regime siriano.

A proposito della Libia, Obama ha ribadito lo stesso concetto espresso da Cameron (''impossibile immaginare un futuro in Libia con Gheddafi''). Il raìs, ha detto il leader americano, "deve ritirarsi dal potere".

Sintonia anche su un altro punto. "Con David Cameron concordiamo sul fatto che non possiamo mandare truppe di terra in Libia", ha detto il presidente Usa. Esiste - ha rimarcato - "una falsa percezione" che gli Stati Uniti abbiano "mezzi aerei supersegreti parcheggiati da qualche parte" per risolvere rapidamente il conflitto. Il presidente ha però promesso progressi "lenti ma continui".

"Israele - ha continuato Obama - è giustamente preoccupato" per il ruolo di Hamas, dopo il suo accordo di riconciliazione con Fatah. "E' difficile per Israele sedere per negoziare allo stesso tavolo con una parte che nega il suo diritto all'esistenza" e manda missili contro il suo territorio, ha aggiunto Obama, sottolineando anche che Hamas non ha rinunciato alla violenza. Obama si è detto certo che si possa arrivare ad una pace con due stati per gli israeliani e palestinesi. "Il mio obiettivo" - ha proseguito il presidente americano - "è uno stato ebraico di Israele, sicuro e riconosciuto dai suoi vicini, e uno stato sovrano di Palestina nel quale i palestinesi possano determinare il loro destino e il loro futuro". Ma ha sottolineato che la pace potrà essere raggiunta solo tramite il negoziato fra le parti. "Sono fortemente convinto che sia un errore per i palestinesi imboccare la strada delle Nazioni Unite", ha affermato Obama, secondo il quale l'Onu può fare molte cose "ma non portare ad uno stato palestinese".

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