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Una vita più frenetica per i politici di oggi, lo rivela la grafia diventata 'sfuggente'

Politica

Roma, 28 mag. - (Adnkronos) - La Prima Repubblica batte la Seconda in scrittura. La calligrafia dei nostri politici, da accurata e precisa quale era, è diventata 'sfuggente'. Un s.o.s. è stato lanciato dall'Associazione Italiana di Ricerca Grafologica (Arigraf) che ha messo a confronto la scrittura della Prima e della Seconda Repubblica, esaminando la 'mutazione genetica' avvenuta nella scrittura degli esponenti del mondo politico. "La scrittura della vecchia guardia - spiega all'Adnkronos Carla Poma, grafologa e presidente di Arigraf - era accurata e precisa, più filiforme. Quella dei politici della Seconda Repubblica è diventata rapida e tormentata. In gergo diciamo che è diventata 'sfuggente' per mettere in evidenza il legame labile tra le lettere, quasi a filo, con una forma imprecisa che nuoce alla leggibilità".

Sotto la lente di esperti grafologi giunti anche d'Oltralpe sono finite le grafie di diversi esponenti del mondo politico. In primis, quella del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: "La scrittura - spiega la grafologa - è quella di un uomo molto abile nel tessere rapporti. Denota un'abilità negoziale e un'intelligenza anticipatrice e al tempo stesso denota narcisismo accentuato che mal sopporta le attese. Voglia di attacco, ma non conflitto". La scrittura del premier, più fluente e libera, nei volantini elettorali diventa più controllata: "Prevale maggiore razionalità e traspare sempre una certa aggressività che però non denota voglia di conflitto".

E la scrittura del leader della Lega, Umberto Bossi? "Denota una intelligenza vivida, plastica che mira all'obiettivo senza tergiversare. Una grafia piuttosto chiara che dimostra l'intuitività dell'uomo, del politico organizzato mentalmente", spiega la grafologa Carla Poma. Niente a che vedere, però, con le grafie dei politici della vecchia guardia, quali quelle di Bettino Craxi o di Giulio Andreotti. "La vecchia guardia - spiega l'esperta - aveva grafie accurate, snelle, forme molto più leggibili". La caratteristica era propria degli uomini ma anche delle rappresentanti donne. "Penso ad esempio a Nilde Iotti - ragguaglia ancora la grafologa - o ad Emma Bonino. Si tratta di calligrafie molto leggibili proprie di chi cerca in ogni modo di farsi capire. In questo quadro va inserita anche Irene Pivetti". Oggi invece la grafia è diventata 'sfuggente', caratterizzata da lettere molto imprecise che nuocciono alla leggibilità. Un esempio è dato dalla calligrafia del leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. Anche se la sua scrittura "è tonda e snella", come spiega la grafologa, "denota la tensione e l'ansietà della persona desiderosa di gratificazioni e dal temperamento passionale".

La vera sorpresa è rappresentata dal due volte presidente del Consiglio Romano Prodi. "A dispetto dell'atteggiamento placido e dell'eloquio pieno di pause - evidenzia Carla Poma - la scrittura di Prodi riflette un ribollire interiore con una rapidità di reazioni. Apparentemente disteso, è in continuo stato di vigilanza, proiettato sul da farsi e detentore di idee originali e precise". Una scrittura non priva di una sua aggressività che denota come "Prodi sia meno bonario di quel che appaia. La sua grafia denuncia l'insofferenza propria di chi può tagliare fuori l'interlocutore".

Sotto la lente dei grafologi è finita anche la scrittura dell'ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Gli esperti, analizzando un suo scritto, hanno dedotto "moderazione, understatement, sobrietà al servizio di un pensiero agile e ricettivo". La scrittura del leader dell'Udc denota anche la "grinta e l'abilità negoziale sfoderate al momento opportuno. E' un leader rintanato - spiega Carla Poma - che, come una murena, esce fuori e attacca quando viene disturbato". Insomma, anche la grafia dei politici, per dirla con i grafologi, "è la dimostrazione che la scrittura è lo specchio dei tempi".

Colpa della vita frenetica, ma anche di Internet e, soprattutto della scuola'', ha sottolineato Anna Rita Guaitoli, grafologa dell'età evolutiva, che ha denunciato la "scarsa attenzione alla formazione della scrittura manuale nella scuola elementare", mettendo in guardia sui "segnali di allarme e sulla richiesta di aiuto provenienti dalle scritture degli adolescenti, che tradiscono soprattutto un disagio nel creare legami e nell'esprimere emozioni forti". Del resto, ha evidenziato la grafologa Paola Urbani, presidente Agif, la crisi dei tempi "era stata già annunciata dai filosofi che avevano capito che era il momento di abbandonare le certezze del XIX secolo".

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