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Premio Campiello, scelti i cinque finalisti. Ammirati: ''Emozionata e onorata''

Cultura

Roma, 28 mag. (Adnkronos) - Decretati i cinque finalisti del premio Campiello dalla Giuria dei Letterati: Ernesto Ferrero con 'Disegnare il vento' (Einaudi) che ha incassato nove voti posizionandosi così sul primo gradino del podio. Poi Giuseppe Lupo con 'L'ultima sposa di Palmira' (Marsilio) al secondo posto con otto voti, seguito da 'Se tu fossi qui' di Maria Pia Ammirati (Cairo Editore) con sette voti.

Quarta Federica Manzon con 'Di fama e di sventura' (Mondadori) e quinto Andrea Molesini con 'Non tutti i bastardi sono di Vienna' (Sellerio), entrambi passati con sei voti. La scelta del vincitore spetta ora alla Giuria dei Trecento lettori, i cui nomi si conosceranno solo sabato 3 settembre, data della Cerimonia di premiazione.

I finalisti della 49esima edizione del Premio Campiello Letteratura - Confindustria Veneto sono stati selezionati oggi a Padova dove un affollatissimo parterre ha atteso il risultato della votazione della Giuria, presieduta quest'anno dal segretario generale del ministero per i Beni Culturali Roberto Cecchi e composta da Gianluigi Beccaria, Riccardo Calimani, Philippe Daverio, Giordano Bruno Guerri, Nicoletta Maraschio, Salvatore Silvano Nigro, Ermanno Paccagnini, Silvio Ramat, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Annamaria Testa.

La Giuria ha concentrato l'attenzione per la scelta dei cinque finalisti e per l'assegnazione del Premio Campiello Opera Prima su una rosa di 52 libri, tra i 180 romanzi pervenuti alla segreteria del Premio (di cui 73 opere di esordienti). Allineato fin da subito il giudizio della Giuria, tanto che ci sono volute solo due votazioni per arrivare alla scelta della cinquina finalista.

Al primo giro di voto sono stati selezionati con 9 preferenze Ernesto Ferrero, con 8 voti Giuseppe Lupo, con 7 Maria Pia Ammirati e con 6 voti Federica Manzon. Al secondo giro, dove ciascun giurato poteva esprimere una sola preferenza, con 6 voti è entrato Andrea Molesini.

''Sono particolarmente lieto e onorato di presiedere la Giuria dei Letterati, un'esperienza per me molto importante e ricca di emozioni - ha dichiarato Roberto Cecchi aprendo i lavori - il Campiello è la saldatura ideale tra il patrimonio identitario e lo sviluppo culturale del Paese''.

E' stato poi affidato a Ermanno Paccagnini, il compito di tracciare le linee di tendenza di questa annata letteraria: "Credo di poter dire che i libri arrivati rispecchino abbastanza fedelmente la situazione attuale, per gran parte all'insegna di una produzione standardizzata, nella quale comunque si possono rinvenire una serie di opere letterariamente e narrativamente dignitose e anche qualcosa in più, pur senza attingere proprio al cosiddetto capolavoro. Nulla di nuovo rispetto al recente passato; e anche in questo spesso le sorprese vengono dai giovani, si tratti di opere prime assolute o di prime esperienze nella narrativa lunga".

E al libro di esordio di Viola Di Grado 'Settanta acrilico trenta lana' (edizioni E/o) la Giuria dei Letterati ha deciso di assegnare il riconoscimento Premio Campiello Opera Prima per ''l'invenzione linguistica, spinta fino alla visionarietà'' tra ''personaggi tutti al limite della normalità'' che ''giustifica l'oltranza linguistica. Si capisce che il romanzo è di una spiccata originalità ed è contemporaneamente racconto di una non comune crudeltà. Per essere l'opera prima di una giovanissima scrittrice il romanzo è di grande maturità sia per struttura che per costruzione linguistica''.

''Il Campiello in questi anni ha dato un significativo contributo alla promozione e alla visibilità di tanti autori e romanzi - ha dichiarato da parte sua il presidente della Fondazione 'Il Campiello', Andrea Tomat - ci auguriamo che il nostro Premio possa diventare più incisivo, soprattutto nel coinvolgere sempre più persone ad appassionarsi alla lettura". La cultura, ha osservato, "rappresenta un fattore determinante di sviluppo sociale, civile ed economico di una comunità. E' una delle fondamenta sui cui ridefinire i tratti di una rinnovata identità nazionale''.

Emozionata, entusiasta e sorpresa Maria Pia Ammirati: "Per me il Campiello è uno dei premi più importanti d'Italia e non me lo aspettavo" commenta con l'ADNKRONOS. Il suo 'Se tu fossi qui' è al terzo posto e quindi riceverà subito il premio 'Selezione Giuria dei Letterati' che, in denaro, equivale a 10mila euro, in attesa del verdetto finale di settembre sul vincitore assoluto. "E' una combinazione strana - racconta la scrittrice, vice direttore di Rai1 e responsabile di Uno Mattina - perché presento domani sera il libro alla Fenice e ora mi è arrivata la notizia del premio proprio mentre ero in treno per Venezia. Mi è venuto da piangere, cosa per me non consueta. Così come non è consueto che io presenti i miei libri. Ma stavolta mi sono sentita di farlo, ho deciso di 'accompagnare' questo romanzo, che è stato distribuito in 10mila copie con quattro edizioni tutte bruciate e con critiche francamente straordinarie".

La prima persona con cui la scrittrice ha condiviso questa emozione "è stata mio marito, perché era in treno accanto a me. Sono felice di questo perché siamo insieme da trent'anni ma forse la prima persona a cui avrei voluto dirlo è mio figlio Nicola", confessa Ammirati. "Ho cominciato a scrivere da ragazza, il primo libro è uscito nel '90. Ora, dopo cinque libri e tre romanzi, arriva un premio che mi fa uscire dalla cerchia dell'autore bravo, ma di nicchia, per andare incontro ai grandi numeri e questa è anche una responsabilità, perché vuol dire diventare, in qualche modo, uno scrittore laureato".

Ammirati riesce a conciliare il suo lavoro di dirigente di Viale Mazzini e quello di scrittrice, con piacere: "Sono due mestieri assoluti, il primo mi da' da vivere, il secondo mi da' la vita", dice. "Non ho mai rinunciato - racconta - anche quando il lavoro mi ha tenuto lontana perfino dalla famiglia e con tutta la tenacia e anche la fatica, ho continuato a scrivere. Non posso proprio rinunciare, è la stessa scrittura a chiedermi di proseguire, di scrivere".

"Ho capito subito - fa sapere - che questo era un libro importante. Sono maturata, ho imparato a scrivere meglio, a essere più fredda, perché la scrittura non è solo la parte impulsiva. Le prime 50 pagine le ho scritte di getto e ho capito che erano buone perché, affrontando il tema della morte, ho capito che dovevo scrivere senza pensare a quello che forse la gente avrebbe voluto leggere, affrontando anche il peggio, andando fino in fondo".

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