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Draghi: serve manovra tempestiva L'economia italiana è insabbiata

Economia

Roma, 31 mag. - (Adnkronos) - "Tornare alla crescita". Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, sceglie di chiudere le sue ultime Considerazioni finali, che rappresentano anche un bilancio dei cinque anni e mezzo trascorsi alla guida di Via Nazionale, con le stesse parole che aveva utilizzato nella sua prima relazione, quella del 2006. "Già nel mio primo intervento pubblico da Governatore della Banca d'Italia, nel marzo del 2006, notavo come l'economia italiana apparisse insabbiata, ma che i suoi ritardi strutturali non andavano intesi quali segni di un declino ineluttabile: potevano essere affrontati, dandone conto con chiarezza alla collettività, anche quando le soluzioni fossero avverse agli interessi immediati di segmenti della società. Poche settimane dopo, mi rivolsi a voi in questa sede con le parole di apertura 'Tornare alla crescita'. Con le stesse parole vorrei chiudere queste considerazioni finali", scandisce Draghi rivolgendosi alla platea di banchieri e rappresentanti delle Istituzioni. Il Governatore fornisce anche la sua ricetta per tornare a crescere: "Oggi bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l'onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti". Perché ''se la produttività ristagna, la nostra economia non cresce''.

Serve una manovra "tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitori internazionali, orientata alla crescita" potrebbe "limitare gli effetti negativi sul quadro macroeconomico", sottolinea Draghi aggiungendo che "andrebbero ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori e delle imprese, compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale".

Bisogna poi ''riequilibrare la flessibilità del mercato del lavoro'' per migliorare le aspirazioni di vita dei giovani. Ci sono poi le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti che "sono rimaste pressoché ferme nel decennio''.

Quanto alla ''scarsa partecipazione al femminile al mercato del lavoro è un fattore cruciale di debolezza del sistema''.''Oggi - rileva Draghi - il 60% dei laureati è formato da giovani donne: conseguono il titolo in minor tempo dei loro colleghi maschi, con risultati in media migliori, sempre meno nelle tradizionali discipline umanistiche''. ''Eppure in Italia l'occupazione femminile - sottolinea - è ferma al 46% della popolazione in età da lavoro, venti punti meno di quella maschile, e più bassa che in quasi tutti i paesi europei soprattutto nelle posizioni più elevate e per le donne con figli; le retribuzioni sono, a parità di istruzione ed esperienza, inferiori del 10% a quelle maschili. Il tempo di cura della casa e della famiglia a carico delle donne resta in Italia molto maggiore che negli altri paesi: aiuterebbero maggiori servizi e una organizzazione del lavoro volti a consentire una migliore conciliazione tra vita e lavoro, una riduzione dei disincentivi impliciti nel regime fiscale''.

Avanti con la riforma del sistema di istruzione, è inoltre la sollecitazione contenuta nella Considerazioni finali del Governatore di Bankitalia. ''Occorre proseguire nella riforma del nostro sistema di istruzione, già in parte avviata, con l'obiettivo di innalzare i livelli di apprendimento, che sono tra i più bassi nel mondo occidentale anche a parità di spesa per studente''.

L'Italia è inoltre "indietro nella dotazione di infrastrutture rispetto agli altri principali paesi europei, pur con una spesa pubblica che dagli anni Ottanta al 2008 è stata maggiore in rapporto al pil''. Ci vuole anche più concorrenza nei servizi di pubblica utilità. ''Non si auspicano privatizzazioni senza controllo, ma un sistema di concorrenza regolata'', sottolinea Draghi.

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