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Roma: Cassone (Pdl), ricordare eccidio di Tienanmen per dire no a regime cinese

Cronaca

Roma, 3 giu. - (Adnkronos) - "L'occasione di oggi ci da' modo di ricordare la rivolta del 1989 contro il regime cinese soffocata nel sangue del 3 giugno quando gli universitari cinesi sfidarono i militari in piazza Tienanmen per gridare la loro disobbedienza all'autoritarismo comunista. Un ricordo che, nell'attuale mondo globalizzato, permette di affrontare tematiche come la tratta degli organi, le condizioni di sfruttamento e tortura che si celano dietro l'abusivismo commerciale con pesanti ricadute negative sul territorio italiano e romano in particolare, nell'auspicio di un riequilibrio auspicabile per l'intera Europa". Questo il commento del presidente della commissione Commercio di Roma Capitale Ugo Cassone che ha preso parte alla conferenza in ricordo dell'eccidio di piazza Tienanmen, nel suo ventiduesimo anniversario che si e' tenuta oggi, presso la sede dei gruppi assembleari, in via delle Vergini.

"Alcuni libri di recente pubblicazione hanno suscitato clamore soprattutto per il sostegno alla tesi della predisposizione genetica dei cinesi alla totale obbedienza all'autorita' - ha affermato la professoressa Vittoria Cattania - A partire dalla divisione confuciana in classi, che ha individuato nei contadini l'obiettivo delle politiche del regime, fino a giungere a piazza Tienanmen, tempio laico delle rivoluzione comunista nel quale si e' consumata la volonta' di annientamento del regime sugli insorti, questa 'teoria' ha diversi campi di applicazione.

"In quel luogo - ha continuato Cattania - dove si e' iniziato a sparare dalle 22.30 del 3 giugno fino alle 5 del 4 giugno, furono impiegati 240 carri armati, e sul campo rimasero migliaia di morti. La prima rivoluzione ripresa dai giornalisti, che assiepati in un edificio di fronte la piazza, inviarono le immagini in tutto il mondo, per cui credo e spero di poter vedere finalmente una Cina liberata dal regime: chi spara sui propri ragazzi, sugli studenti, che rappresentano il futuro di un paese, e' infatti destinato a sparire nel giro di poco tempo". (segue)

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