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Biennale, l'Arabia saudita debutta con le 'sorelle artiste' Raja e Shadia Alem

Cultura

Venezia, 8 giu. - (Adnkronos) - Sono sorelle, una scrittrice l'altra artista. Raja e Shadia Alem rappresentano l'Arabia Saudita nella sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia con una particolarissima installazione, ''The Black Arch''. La scrittrice saudita Raja Alem, nata alla Mecca, vive attualmente tra Jedda e Parigi. E' autrice di dieci romanzi, due opere teatrali, una biografia, nonché di racconti, saggi, articoli di giornalismo letterario e libri per bambini, e ha collaborato con vari artisti e fotografi.

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia nel mondo arabo che in Europa; i più recenti sono un premio Unesco per le sue realizzazioni creative, nel 2005, e, nel 2008, un premio della Associazione letteraria libanese.

Shadia dipinge, disegna e crea installazioni. Ha esordito come pittrice, passando a volumi sempre più importanti che infine si sono staccati dal quadro per occupare lo spazio. Ispirata da una visita alla mostra del premio Turner nel 1999 e in seguito alla visione dell'opera Bed, di Tracey Emin, ha dichiarato: ''Nonostante avessi idee di questo tipo fin da giovane, ho compreso soltanto di recente che potevo chiamarla arte. Ed è stato un tale sollievo!''.

A Venezia sono presenti con ''The Black Arch'' (L'arco nero), frutto di un'intensa collaborazione tra Shadia e Raja Alem, e riguarda essenzialmente l'incontro delle due artiste, di due visioni del mondo, prima e dopo la luce, e di due città, la Mecca e Venezia, concependo l'opera come un palcoscenico sul quale proiettare la loro memoria collettiva del Nero, vasta assenza di colore, e la rappresentazione fisica del Nero, che allude al loro passato.

La narrazione trae ispirazione dai racconti delle zie e delle nonne delle due artiste ed è tutta ambientata alla Mecca, dove le due sorelle sono cresciute negli anni Settanta. Per le due artiste l'esperienza della presenza fisica del Nero è potente; Raja spiega: ''Sono cresciuta nella consapevolezza della presenza fisica del Nero tutt'attorno a me, le sagome nere delle donne saudite, il telo nero della Ka'ba, la casa di Dio, e la pietra nera che, secondo la credenza, ha accresciuto la nostra conoscenza.'' Il secondo aspetto dell'installazione che funge da contrappunto, è un'immagine nello specchio che riflette il presente. Sono questi i parametri estetici del lavoro.

''The Black Arch'' riguarda anche un viaggio, una transizione, e trae ispirazione da Marco Polo e da un viaggiatore del XIV secolo, Ibn Battuta, entrambi esempi di come si possa creare un ponte tra culture tramite il viaggio. Shadia spiega di aver provato il desiderio di seguire l'esempio di Marco Polo, ''portando La Mecca a Venezia, tramite oggetti provenienti dalla mia città: un Arco Nero, una città cubica e una manciata di ciottoli di Muzdalifah.'' Le artiste si concentrano sulle somiglianze tra le due città cosmopolite e sulla loro capacita' ispiratrice. La doppia visione di due donne, due sorelle, due artiste si dischiude in un mondo dove rito e tradizione si confrontano con la realta' del comportamento e della semplicita' quotidiani degli esseri umani.

Il lavoro di Shadia e Raja Alem può essere letto come una narrazione a due voci. La scrittrice Raja e l'artista Shadia hanno un background artistico originale e tutt'altro che tradizionale. Durante il periodo della formazione classica e letteraria, le due sorelle hanno arricchito le loro conoscenze attraverso gli incontri con fedeli in pellegrinaggio alla Mecca. Per generazioni la loro famiglia ha accolto nella propria casa pellegrini in occasione dello Hadj. A partire dalla meta' degli anni Ottanta le due sorelle hanno viaggiato in varie parti del mondo per recarsi a mostre e conferenze e per conoscere e comprendere le origini delle culture e delle civilta' che attraverso i racconti dei visitatori della Mecca avevano stimolato la loro immaginazione durante l'infanzia.

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