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No all'estradizione: libero Battisti. Italia: ''Ricorso alla Corte dell'Aja''

Esteri

Roma, 9 giu. (Adnkronos/Ign) - Cesare Battisti torna libero. L'ex leader dei Pac, condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi, ha lasciato il carcere di Papuda, a una trentina di chilometri da Brasilia, cinque minuti dopo la mezzanotte di oggi (le 5.05 in Italia) dopo che il Tribunale supremo federale brasiliano ha deciso con un voto a maggioranza - 6 giudici contro 3 - di negare l'estradizione in Italia. I giudici hanno quindi confermato la decisione presa da Luiz Inacio Lula da Silva poco prima della fine del suo mandato come presidente.

L'ex terrorista dei Proletari armati per la rivoluzione ha lasciato il carcere a bordo di un'auto nera che gli è stata messa a disposizione dalla studio dell'avvocato Luiz Eduardo Greenhalgh, per raggiungere la località di Solar de Brasilia. Battisti, che si è lasciato fotografare, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione ai giornalisti che lo attendevano.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha appreso con vivo rammarico dell'ultima pronuncia del Tribunale Supremo Federale del Brasile. "La decisione - si legge in una nota di Palazzo Chigi - non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano ed in particolare dei familiari delle vittime di Battisti".

"L'Italia, pur rispettando la volontà del Tribunale Supremo Federale, continuerà la sua azione e attiverà le opportune istanze giurisdizionali per assicurare il rispetto degli accordi internazionali che vincolano due Paesi accomunati da legami storici di amicizia e solidarietà".

''Rammarico'' anche da parte del ministro degli Esteri, Franco Frattini, che, come si legge in una nota della Farnesina, preannuncia l'intenzione dell'Italia di ''attivare immediatamente ogni ulteriore possibile meccanismo di tutela giurisdizionale presso le competenti Istituzioni multilaterali, e in particolare presso la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, per perseguire la revisione di una decisione che non si ritiene coerente con i principi generali del diritto e con gli obblighi previsti dal diritto internazionale''.

''Non posso non rilevare - aggiunge Frattini - come la decisione odierna del massimo organo giudiziario brasiliano, oltre ad offendere il diritto alla giustizia per le vittime dei crimini di Battisti, appaia contraria agli obblighi sanciti dagli accordi internazionali che legano i due Paesi, peraltro accomunati da profondi e antichi legami di amicizia e consanguineità''.

Per il ministro della Gioventù Giorgia Meloni la decisione dei giudici supremi brasiliani ''è stata l'ennesima umiliazione inferta alle famiglie delle sue vittime. Non solo: le motivazioni addotte per il rigetto del ricorso - aggiunge - rappresentano uno schiaffo alle istituzioni italiane, un atto indegno di una nazione civile e democratica''.

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