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Il caso Battisti, a oltre 30 anni dal primo omicidio - SCHEDA

Cronaca

Roma, 8 giu. (Adnkronos) - Cesare Battisti è stato condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi: in due di essi, quello del maresciallo Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno del '78, e quello dell'agente Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile del 1979, il terrorista sparo' materialmente.

Nell'uccisione del macellaio Lino Sabbadin, a Mestre il 16 febbraio del '79, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell'uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del '79, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore.

L'idea alla base di quel biennio di sangue, secondo quanto si appuro' in seguito, era quella di colpire, oltre ad esponenti delle forze dell'ordine, i commercianti che si erano difesi durante i cosiddetti 'espropri proletari'. Proprio per questo nel mirino dei Pac finirono il macellaio di Venezia Sabbadin e il gioielliere di Milano Torregiani. In quest'ultimo caso, poi, all'omicidio, si aggiunse un'ulteriore tragedia: nel corso della colluttazione, il figlio del gioielliere, Adriano, venne colpito da una pallottola sfuggita al padre prima che questi cadesse, e da allora, paraplegico, e' sulla sedia a rotelle.

A gennaio del 2009 Battisti aveva ottenuto lo status di prigioniero politico in Brasile, concessogli dal ministro brasiliano della Giustizia Tarso Genro. Successivamente pero' i giudici avevano stabilito che i reati per cui Battisti era stato condannato non erano di natura politica e che dunque non era legittima la concessione dello status.

A dicembre scorso e' arrivata poi la decisione del presidente brasiliano uscente Ignacio Lula da Silva, contraria al rinvio in Italia dell'ex terrorista dei Pac. Ma la partita non e' ancora chiusa. Il Tribunale Supremo Federale (Tsf) brasiliano e' infatti stato chiamato a decidere sul futuro dell'ex terrorista rosso. La corte di Brasilia sta in sintesi valutando il ricorso del governo italiano, avverso alla decisione dell'ex presidente Lula giunta nell'ultimo giorno del suo mandato. Roma, infatti, sostiene che la scelta di Lula abbia violato il trattato bilaterale tra Italia e Brasile.

In Brasile Battisti era arrivato dopo aver fatto perdere le sue tracce il 22 agosto del 2004, lasciando la Francia, dove, evaso da un carcere italiano, si era rifugiato nel 1980. A localizzarlo in un primo momento in Sud America dopo lunghe ricerche erano stati gli agenti francesi e i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale. Ma Battisti era riuscito ancora una volta a sparire fino al 18 marzo del 2007, quando venne catturato dalla polizia brasiliana e dagli agenti venuti da Parigi. Fatale per lui l'incontro con un esponente dei comitati di sostegno. A Parigi l'ex leader dei Pac, grazie alla 'dottrina Mitterand', si era rifatto una vita: abbandonata la lotta armata, si era dato alla scrittura, diventando un giallista di fama e pubblicando opere in cui proponeva alcune analisi sull'esperienza dell'antagonismo radicale, tra cui 'L'orma rossa', edito da Einaudi. Poi, pero', quando l'aria era cominciata a farsi piu' pesante, Battisti aveva deciso di fuggire.

A cambiare le carte in tavola era stato il parere favorevole all'estradizione dato dalla Corte d'appello di Parigi il 30 giugno del 2004. Poco dopo il presidente francese Jacques Chirac aveva fatto sapere che avrebbe dato il via libera all'estradizione nel caso in cui il ricorso in Cassazione presentato dai legali di Battisti fosse stato respinto.

Pochi mesi dopo, il 23 ottobre 2004 il primo ministro francese, Jean Pierre Raffarin, aveva firmato il decreto di estradizione che costringeva l'ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo a scontare la propria pena in Italia. Contro il decreto nel novembre 2004 i legali di Battisti avevano presentato invano ricorso al Consiglio di Stato, che aveva al contrario convalidato il decreto nel marzo 2005. Gli avvocati ci hanno poi riprovato poco dopo, presentando un ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell'uomo.

Pur riconoscendo di aver fatto parte dei Pac, Battisti si era sempre detto innocente. Arrivato in Francia nel 1990 dopo alcuni anni trascorsi in Messico, si era appellato alla dichiarazione del presidente della Repubblica François Mitterand, che nel 1985 aveva promesso asilo agli ex militanti della lotta armata che avessero rinunciato alla violenza.

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