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Bersani: c'è divorzio tra governo e Paese, ora dimissioni. Lega: stufi di prendere sberle

Politica

Roma, 13 giu. (Adnkronos) - "E' stato un referendum sul divorzio: il divorzio tra questo governo e il Paese". Dopo il quorum incassato il centrosinistra canta vittoria e fa pressing sul governo. Pier Luigi Bersani parlando di risultato "straordinario, eccezionale e pieno di speranza e fiducia per un cambiamento possibile" dà a questo voto una lettura fortemente politica: "Questo voto dice che il governo è su una strada diversa da quella su cui viaggia il Paese. Il governo vive su un altro emisfero". Quindi la richiesta, chiara, lanciata in primo luogo a Silvio Berlusconi: "Si dimetta e passi la mano al Quirinale". "Prima c'era una crisi politica conclamata con una impasse su decisioni fondamentali da prendere per il Paese e ora, a questa, si aggiunge un distacco profondo con i cittadini. E' da irresponsabili non riflettere su questo e non rendersi conto che questa situazione non si risolve con tecniche di sopravvivenza. Un grande Paese non può andare avanti così".

Il Pdl dal canto suo fa quadrato ribadendo che il voto nei quattro referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento non costituisce un segnale rivolto dall'elettorato al governo. "Legare l'esito di questo voto alla tenuta del governo, come si sono affrettati a fare sinistra e Terzo polo, è una operazione vecchia e poco rispettosa del Parlamento e delle sue regole alle quali ci si appella a corrente alternata e solo quando fa comodo", afferma il sottosegretarioa ai Beni culturali Francesco Giro.

Mentre la Lega lancia segni di insofferenza. Roberto Calderoli dopo un vertice dei massimi esponenti del Carroccio in via Bellerio, parla chiaro: ''Alle amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda sberla e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un'abitudine... Per questo domenica andremo a Pontida per dire quello che Berlusconi dovrà portare in Aula il 22 giugno, visto che vorremmo evitare che, in quanto a sberle, si concretizzi il proverbio per cui non c'è il due senza il tre...''.

A cantare vittoria per il successo del referendum è intanto il leader di Idv Antonio Di Pietro che si dice ''orgoglioso, dopo il dovere svolto da magistrato con Mani pulite, di aver con il referendum fatto qualcosa di importante per il mio Paese''. Paese che si è dimostrato "vivo che crede nella Costituzione e che nei momenti democratici importanti vuole fare sentire la sua voce". Tuttavia, frena Di Pietro, "non è un referendum che serve a dare una spallata. La spallata si dà spiegando ciò che si vuole fare che non criticando ciò che non hanno fatto quelli del centrodestra". Quindi, avverte: "Invece di fare a gara per mettere il cappello sull'esito di questo referendum (perché allora dovrei ricordare che quando eravamo da soli a raccogliere le firme tutti ci deridevano...), lavoriamo a costruire una alternativa credibile".

Ma a chiedere le dimissioni del governo è anche il Terzo polo che con Fli sottolinea come "il risultato dei referendum parla chiaro e rappresenta una ulteriore e sonora bocciatura di Berlusconi'', dice Italo Bocchino. Ora il governo dovrebbe dare ''dimissioni utili a chiarire il quadro politico''. Il leader Udc Pier Ferdiando Casini dal canto suo sottolinea come "il dato di oggi è più clamoroso di quello delle amministrative, la sberla vera l'ha presa la Lega". Sprona a guardare già a oltre Berlusconi Francesco Rutelli di Api: "Nessun governo, tanto meno il governo Berlusconi, mi sembra sia in grado di fare le riforme richieste da Mario Draghi e dall'Europa. Parlo di un governo del dopo-Berlusconi, con il Pdl, il Pd e Terzo Polo".

Felice per quella che definisce ''la vittoria di una vita su questioni che ci hanno visto largamente minoranza per decenni e decenni'' il leader di Sel Nichi Vendola per il quale ''perde l'Italia delle lobbies'' e ''vince quella dei beni comuni''. ''Oggi c'è stata una straordinaria partecipazione che indica la vitalità democratica di un Paese che sta cercando con grande determinazione di uscire fuori da un'epoca buia. L'Italia di oggi è un'Italia che sta provando a rifondare il proprio spazio pubblico, le proprie virtù civiche''.

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