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Inchiesta P4, arrestato Luigi Bisignani: ai domiciliari, è accusato di favoreggiamento

Cronaca

Napoli, 15 giu. - (Adnkronos) - L'ex giornalista e uomo d'affari Luigi Bisignani è stato arrestato dalla polizia giudiziaria su ordine della procura di Napoli per favoreggiamento e rivelazione di notizie coperte da segreto.

All'indagato è stata consegnata un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli. Nell'ambito della stessa indagine, la Procura di Napoli ha indagato anche il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, componente della commissione Giustizia della Camera ed ex magistrato.

L'indagine è stata condotta dal procuratore aggiunto Francesco Greco, coordinatore della sezione reati contro il patrimonio. ''Le indagini da cui è derivata la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Bisignani - spiega Greco - inseribili in un contesto investigativo di ampio respiro e che ha interessato numerose persone, hanno riguardato l'illecita acquisizione di notizie e informazioni anche coperte da segreto alcune delle quali inerenti procedimenti penali in corso, nonché altri dati sensibili o personali al fine di consentire a soggetti inquisiti di eludere le indagini giudiziarie ovvero per ottenere favori e altre utilità''.

Luigi Bisignani, già condannato nel processo Enimont e coinvolto nell'inchiesta Why Not del pm Luigi De Magistris, è stato capo ufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati, tra il 1976 e il 1979, durante il governo Andreotti. Nell''81 il suo nome viene citato negli elenchi della loggia P2, circostanza da lui sempre smentita. Laureato in economia, executive vice president for international business del gruppo Ilte Pagine Gialle, è stato autore di diversi romanzi, tra cui 'Il sigillo della porpora' e 'Nostra signora del Kgb'. Nel 1993, la Procura di Milano chiede il suo arresto per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti per l'inchiesta Enimont. Il 7 gennaio '94 si costituisce a Milano e viene interrogato. Nel 1998 la Cassazione conferma la sua condanna a due anni e sei mesi. Nel 2002 viene radiato dall'Ordine dei giornalisti.

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