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La Bohème torna a Roma, eleganza e tradizione in scena al Teatro dell'Opera

Spettacolo

Roma, 15 giu. (Adnkronos) - Eleganza e tradizione per l'allestimento della 'Bohème', in scena da domani sera al Teatro dell'Opera di Roma. Il capolavoro di Giacomo Puccini torna a Roma dopo dieci anni di assenza e fa già registrare il quasi tutto esaurito per le dieci repliche previste fino al 26 giugno.

La messa in scena è quella storica firmata dal grande scenografo Pierluigi Samaritani, scomparso nel 1994, ripresa con la regia di Marco Gandini e i costumi di Anna Biagiotti. Sul podio dell'orchestra della Fondazione lirica romana c'è James Conlon, bacchetta tra le più prestigiose del panorama internazionale e al suo debutto nel teatro romano.

Nel ruolo di Rodolfo ci sarà Ramon Vargas che si alternerà con Stefano Secco, mentre Mimì avrà la voce e il volto di Hibla Gerzmava, che si alternerà con Carmela Remigio. ''E' facile cadere nella tradizione, che è importante ma non sempre giusta - spiega il tenore Vargas - Stiamo cercando di eliminare un certo manierismo. Ma l'opera continua ad essere attuale anche se oggi non si muore più di tisi, ma di Aids''.

Accanto ai protagonisti, ci saranno Vito Priante/Guido Loconsolo (Schaunard), Franco Vassallo/Luca Salsi (Marcello), Marco Spotti/Giovanni Battista Parodi (Colline), Patrizia Ciofi/Ellie Dehn (Musetta). Maestro del Coro dell'Opera Roberto Gabbiani.

In cartellone dieci rappresentazioni. Dopo il debutto di domani, infatti, 'La Bohème' verrà replicata venerdì 17 giugno (20.30), sabato 18 giugno (ore 18.00), domenica 19 giugno (ore 17.00), martedì 21 giugno (ore 20.30), mercoledì 22 giugno (ore 20.30), giovedì 23 giugno (ore 20.30), venerdì 24 giugno (ore 20.30), sabato 25 giugno (ore 18.00), domenica 26 giugno (ore 17.00).

'La Bohème', composta da Puccini in quattro quadri su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, ispirato al romanzo di Henri Murger 'Scénes de la vie de bohème', fu completata nel dicembre 1895. La prima rappresentazione avvenne il 1 febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino, sotto la direzione del ventinovenne Arturo Toscanini. Il successo di pubblico fu immediato mentre la critica, che accolse freddamente il capolavoro pucciniano, dovette ben presto adeguarsi ai consensi.

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