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Bce, il governo chiede le dimissioni di Bini Smaghi per spianare la strada a Draghi

Economia

Roma, 16 giu. (Adnkronos) - La nomina di Draghi alla Bce rischia di portare con sé una scia di polemiche. E, nella peggiore delle ipotesi, di aprire un caso internazionale. Il governo ha incassato il sostegno del presidente francese Nicolas Sarkozy assicurando l'appoggio italiano all'ingresso di un rappresentante di Parigi nel board dell'Eurotower. E ora, ufficialmente, ha chiesto a Lorenzo Bini Smaghi di fare un passo indietro e di interrompere il suo mandato che scade solo nel 2013. Un passo che, qualora si concretizzasse, sembra al momento tutt'altro che spontaneo.

"C'è una richiesta ufficiale del governo a Bini Smaghi di dimettersi", ha annunciato il premier Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, poco prima di incontrare l'economista insieme a Gianni Letta. Espliciti anche i motivi del confronto. Per ottenere anche dalla Francia l'assenso alla candidatura di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea, ha ricordato Berlusconi, occorre che ci sia nell'organismo anche un consigliere francese, il che "dovrebbe avvenire con le dimissioni di Bini Smaghi dalla banca stessa". E, ha aggiunto, "su questo stiamo lavorando".

Dopo l'incontro, Bini Smaghi ha eluso le domande dei giornalisti, svicolando con un "no comment, non parlo", ma aggiungendo di aver fatto riferimento a Tommaso Moro e alla sua capacità di resistere a Re Enrico VIII, intervenendo in mattinata in Vaticano. Occasione in cui aveva già chiarito con sufficiente chiarezza il suo punto di vista: l'indipendenza della Bce è assicurata anche per l'aspetto personale, quello che riguarda la durata del mandato dei membri degli organi decisionali.

Fra le norme che tutelano l'operato dell'Eurotower, ha voluto evidenziare, c'è quella sull'"indipendenza personale, che garantisce la permanenza in carica dei membri degli organi decisionali per tutto il periodo prestabilito dalla nomina (8 anni nel caso della Bce, e un minimo di 5 per la banche centrali nazionali) e tutela contro la loro revoca arbitraria".

Da qui, il riferimento a Tommaso Moro: "non è un caso che i banchieri centrali hanno adottato come loro protettore San Tommaso Moro, che con la sua indipendenza di giudizio e la ferma convinzione nella supremazia dell'interesse pubblico riuscì a resistere alle pressioni del Re Enrico VIII, del quale era stato il più stretto consigliere prima della sua nomina di Lord Cancelliere, fino ad essere costretto alle dimissioni, incarcerato e poi condannato a morte".

Bini Smaghi ha ricordato anche "i quattro criteri fondamentali" che servono "per valutare l'indipendenza della banca centrale": si tratta della indipendenza funzionale, istituzionale, personale e finanziaria. Criteri che, ha aggiunto, "sono stati essenziali per proteggere le banche centrali dai tentativi di influenzarne l'azione, anche durante la crisi". Ma che ora potrebbero essere forzati per ragioni di opportunità, assecondando la parola data all'alleato francese per il via libera alla presidenza Draghi. D'altra parte, è chiaro anche che l'unica strada percorribile sono le dimissioni 'volontarie' di Bini Smaghi.

Un concetto che ha evidenziato anche il presidente Jean Claude Trichet in occasione dell'ultimo Consiglio, a Francoforte. ''Tutti i membri del Consiglio direttivo della Bce vengono eletti per 8 anni. E' molto chiaro ed è scritto nel trattato. Non ho nessun commento da fare sulle decisioni che i miei colleghi dovranno prendere in piena indipendenza''.

In questo contesto, la nomina di Draghi alla Bce e l'affaire Bini Smaghi si intrecciano con le manovre in corso per individuare il nuovo governatore della Banca d'Italia. E' difficile immaginare che l'attuale membro del Consiglio della Bce possa accettare di dimettersi 'al buio', senza un incarico adeguato ad attenderlo. E, dato che la sua competenza è ampiamente riconosciuta, è fisiologico che il suo nome sia entrato di diritto, da subito, nel 'totonomine' per Via Nazionale.

C'è chi continua a ritenerlo un candidato all'altezza della poltrona su cui siede Draghi e chi, invece, ritaglia per lui un ruolo nel Direttorio di Via Nazionale, in attesa di un secondo giro che, visto anche il dato anagrafico dell'economista non ancora cinquantacinquenne, possa portarlo fra qualche anno a fare il Governatore. Questa ipotesi, che al momento sembra la più accreditata, prevederebbe la nomina dell'attuale direttore generale Fabrizio Saccomanni come Governatore e proprio l'ingresso nel Direttorio di Bini Smaghi. La nomina del Governatore è disposta con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d'Italia. Un processo decisionale che impone una scelta che trovi il più ampio consenso possibile.

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