Cerca

Arabia Saudita, parte la sfida delle donne: velate al volante per le strade di Ryad

Esteri

Ryad, 17 giu. (Adnkronos/Ign) - Velate, al volante per le strade di Ryad, con la bandiera nazionale e la foto del re. Così le donne saudite hanno risposto alla giornata indetta da 'Women2drive' per sfidare la fatwa religiosa del 1991 che vieta loro di guidare.

Il gruppo ha lanciato nei giorni scorsi una mobilitazione attraverso i social network per spingere le donne della monarchia del Golfo a mettersi alla guida di un auto. Iniziative di questo tipo, hanno fatto sapere i responsabili di 'Women2drive', termineranno solo con la pubblicazione di un decreto reale che autorizzi le donne a metttersi al volante.

E sul sito di micro-blogging Twitter già iniziano a circolare le prime testimonianze. Uno dei primi tweet 'targati' 'Women2drive' apparsi sul social network è stato scritto dall'utente 'monaeltahawy'. "Mona Eltahawy, prima! Siamo appena ritornati dal supermarket, ho deciso di iniziare la giornata guidando fino al negozio". Scrive un'altra utente: "Non ho visto altre donne al volante oggi, comunque io ho guidato al massimo per 15 minuti oggi". Il tam tam mediatico su questa iniziativa è comunque partito. Su Twitter si riferisce anche di decine di donne che starebbero guidando sul lungomare di Damman, città dell'Arabia Saudita orientale.

L'iniziativa di oggi nasce anche come segno di solidarietà con la nota attrice saudita, Wajanat Rahabini, fermata sabato scorso dalla polizia stradale di Gedda perche' guidava un'auto. La donna era stata fermata dalla polizia allertata da un automobilista che aveva denunciato la presenza di una donna al volante lungo via 'al-Jawazat'. Una volta identificata, la donna è stata portata in commissariato e dopo alcune ore è stata rilasciata mentre la vettura si trova ancora sotto sequestro. L'attrice ha evitato il carcere sostenendo di essere stata costretta a mettersi alla guida dell'auto a causa del ricovero del marito in ospedale e dell'assenza del suo autista personale.

''Sono contenta perché è una conquista di libertà. Sono due anni che ho appeso il casco al chiodo ma quando andavo a Dubai o negli Emirati Arabi per le gare di rally, ero una delle pochissime donne pilote. E mi guardavano un po' male''. Afferma Prisca Taruffi, ex pilota di rally, ora giornalista.'' Il divieto per le donne di guidare è incivile - spiega all'ADNKRONOS Prisca, figlia del pilota di Piero Taruffi, la 'volpe argentata'- e poi, si sa, che rispetto agli uomini, le donne sono sempre più prudenti al volante. Lo dico anche come docente di guida sicura. Sono sicura -conclude Taruffi- che anche le donne saudite dimostreranno di essere brave e prudenti''.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog