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In tempo di crisi la paura colpisce tutti, c'è anche 'l'angoscia del politico'

Politica

Roma 17 giu. - (Adnkronos) - Crisi economica, ma non solo. Ansia per i conti che non tornano, per il posto di lavoro a rischio, progetti di acquisti rimessi nel cassetto. Poi, senso di insicurezza, timore per i cambiamenti e tentazione di chiudere le porte al nuovo. Anche ai nuovi arrivati, come gli immigrati. Sullo sfondo le notizie che ci fanno sentire tutti controllati, spiati. E' la paura ai tempi della crisi. La societa' ne risente, il panico prende il sopravvento. Non fa eccezione il mondo politico, soprattutto in un momento di grandi fibrillazioni, con la prospettiva di dover abbandonare il certo per affrontare l'incognita del futuro.

Al punto che si parla di 'angoscia del politico', dovuta proprio al periodo di transizione e di incertezza che sta attraversando il Paese. Carlo Ciccioli, deputato del Pdl e medico psichiatra di professione, analizza cosi' il fenomeno: ''Siamo oggettivamente alla fine di un ciclo, attraversiamo una fase di profonda transizione, che porta con se' inevitabilmente l'incognita del futuro''.

''Il cambiamento -avverte lo 'strizzacervelli' pidiellino- porta con se' una crisi di equilibrio, anche psicologica. Io la definirei l''angoscia del politico' che si traduce in una serie di domande senza risposta: mi ricandideranno in lista? Se affonda la nave, saro' rieletto? Avro' ancora un ruolo? Questo senso e clima di incertezza genera ansia generalizzata, tono dell'umore depresso. C'e' chi diventa aggressivo, chi si chiude in se', chi prende decisioni impulsive controproducenti''. Ci sono anche i lati positivi di questa forma di paura. Di solito, giura Ciccioli, ''proprio nei periodi di maggior incertezza e transizione escono fuori nuovi leader'', capaci di ''interpretare le emozioni piu' profonde della gente''.

''L'angoscia del politico -assicura Ciccioli- prende tutti. I parlamentari piu' anziani, perche' temono di essere messi definitivamente da parte. I giovani che non hanno avuto il tempo di consolidare il potere acquisito, quelli che hanno fatto successo per un'occasione particolare che viene improvvisamente a mancare''.

C'e' una via di uscita? L'esponente pidiellino da' alcuni suggerimenti: ''Innanzitutto, bisogna cercare di stare sereni, di mettere da parte l'emotivita', perche' l'ansia di prestazione fa solo danni, in ogni campo. In secondo luogo, occorre pensare che da un ciclo di transizione si puo' uscire anche rilanciati a livelli piu' forti. E sono proprio questi cicli a creare nuovi leader. E paradossalmente non si tratta di persone furbe, ma capaci di interpretare ed esprimere le emozioni piu' intime della gente''. Ciccioli ricorda la ''transizioni del '92 e del '94'', che hanno profondamente cambiato il paese e prodotto due leader: Gianfranco Fini e Umberto Bossi e dal '94 Silvio Berlusconi.

''Oggi stiamo attraversando un'altra grande fase di cambiamento. Berlusconi resta sempre il leader del centrodestra, ma il concetto di leadership e' cambiato: una volta duravano 30-40 anni, come il caso di Andreotti e Forlani, adesso non durano piu' di 10-15 anni, sta nelle cose''. ''L'accelerazione dell'economia, della finanza -spiega- provoca un'accelerazione anche della vita e, quindi, della politica. Questo ritmo accelerato ti manda in crisi e cadi nell'angoscia. Solo con nervi saldi, una riflessione profonda e un po' di ottimismo se ne esce fuori''.

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