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Fotografia: a Merano Arte 40 scatti di Elliott Erwitt (3)

Cultura

(Adnkronos) - Nel 1953, poco prima della sua scomparsa durante la guerra di Corea, Capa fa entrare in Magnum il giovane Erwitt, che da li' a poco ne diviene presidente. Parallelamente inizia a pubblicare i suoi servizi fotografici dando importanza ai dettagli, con la sua caratteristica ironia. Del resto, non ha mai voluto dare al suo lavoro enfasi o sacralita', si limita sempre al visibile. Numerosi volumi hanno accompagnato la sua produzione artistica e le sue mostre: tra i piu' famosi e riusciti, ''Personal Best'', edito da teNeues, dove vien ben rappresentato il suo umorismo sottile e poetico che si muove sempre sul filo dell'inaspettato e del malinconico.

Grande narratore, Erwitt e' unico nella sua generazione per la leggerezza del suo sguardo e per la capacita' di saper trovare i lati piu' buffi e surreali di situazioni pur drammatiche. Ironia che traspare anche in molte delle sue interviste come quella in cui gli fu chiesto: ''Perche' lei deve pubblicare libri?''. ''Perche' -rispose- sono in giro da cosi' tanto tempo che la maggior parte degli editori pensa che io sia morto!''.

Particolare e' il suo rapporto con l'Italia e non solo per i motivi biografici (visse a Milano durante l'infanzia). Nel 2000, ha realizzato un calendario per la Lavazza e nel 2002 ha tenuto un'importante antologica allo Spazio Oberdan a Milano. Ha ritirato nel 2009 il Leica Lucca Digital Photo Festival Award.

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