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Lucca: omicidio imprenditore a febbraio, l'uomo temeva di essere ucciso da cugino

Cronaca

Lucca, 25 giu. - (Adnkronos) - Stefano Romanini, l'imprenditore colpito da 10 proiettili di fronte all'abitazione di Camaiore lo scorso 8 febbraio ''temeva'' di poter essere ucciso ''dal cugino, o da altri che agisse per suo conto''. E' quanto si legge nell'ordinanza del Gip, Giuseppe Pezzati, in merito alla morte dell'imprenditore. A carico del cugino, Roberto Romanini, non c'e' al momento alcuna accusa. La vittima era finita in un giro di usura, e piu' persone avrebbero avuto il movente del denaro per ucciderlo. Secondo la Procura, inoltre, per quanto e' emerso finora nelle indagini, i tre carabinieri arrestati ieri hanno sbagliato a non informare gli inquirenti dei rapporti tra i due cugini.

Roberto accusava Stefano di averlo truffato. Fondamentale per le indagini e le supposizioni della Procura e' l'agenda dell'imprenditore, nella quale, si legge ancora nell'ordinanza, ''si faceva anche riferimento al fatto che alcuni militari dei Carabinieri di Camaiore avevano rapporti stretti con Roberto Romanini''. Per non aver raccontato agli inquirenti tutto cio', e' agli arresti in carcere un ex carabiniere in congedo, con l'accusa di favoreggiamento. Ai domiciliari un maresciallo e un brigadiere della stazione di Camaiore.

I due militari avrebbero taciuto ''circostanze rilevanti ai fini delle indagini, prima alla polizia giudiziaria e poi al Pm, aiutando l'autore del delitto ad eludere investigazioni dell'autorita' per l'identificazione''. Stefano Romanini venne ucciso lo scorso 8 febbraio sotto la sua abitazione, in via Battisti a Camaiore, intorno alle 7 del mattino. L'imprenditore, titolare di un'azienda di escavazioni, venne freddato per la strada, da uno sconosciuto con il volto travisato da un passamontagna, che esplose vari colpi di pistola calibro 9, dopo un appostamento.

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