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Cassazione: non e' reato vantarsi con discrezione delle prestazioni sessuali

Cronaca

Roma, 25 giu. (Adnkronos) - Non e' reato vantarsi delle prestazioni sessuali. A patto che il vanto sia fatto con una certa discrezione. Lo certifica la Cassazione che avverte: se la vanteria e' fatta in maniera tale che i diretti interessati non siano perfettamente "identificabili" non ci puo' essere diffamazione. La Quinta sezione penale si e' cosi' pronunciata a favore di un muratore 47enne della Val Badia, condannato dal giudice di pace di Brunico per diffamazione aggravata, per avere raccontato, nel corso di una cena avvenuta a febbraio del 2005, di avere effettuato dei lavori di ristrutturazione presso un cantiere e qui, conoscendo due sorelle, di avere "unito l'utile al dilettevole intrattenendo con le stesse rapporti sessuali a tre". L'uomo, registra la sentenza, aveva fatto solo i nomi delle interessate senza "menzionare il relativo cognome" ne' il luogo del 'menage a trois'.

Immediato il dileggio tra i commensali come pure la querela sporta da un parente delle signore -presente alla serata- divenute oggetto delle vanterie maschili. Il giudice di Pace di Brunico, il 15 aprile 2010, non aveva avuto dubbi nel condannare l'imputato per diffamazione aggravata. Contro questa decisione, il muratore si e' rivolto alla Cassazione, facendo notare che l'offesa alle persone non era stata sentita dalle dirette interessate e che, in ogni caso, dalle sue affermazioni non era possibile individuare le persone coinvolte. La tesi difensiva ha fatto breccia tra i magistrati di piazza Cavour che hanno annullato la sentenza impugnata "perche' il fatto non sussiste". (segue)

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