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Siria, funerali vietati per i morti del venerdì di sangue. Familiari: ''Costretti a cremarli''

Esteri

Damasco, 25 giu. - (Adnkronos/Ign) - All'indomani del nuovo venerdì di sangue (20 morti, tra cui due ragazzini di 12 e 13 anni) resta alta la tensione in Siria. Le forze della sicurezza siriane avrebbero impedito ai familiari dei manifestanti uccisi di tenere i funerali nel sobborgo di Kiswa, a Damasco, per scongiurare lo scoppio di altre proteste. La denuncia arriva dagli attivisti, secondo i quali le famiglie delle vittime sono state costrette a cremare i corpi dei defunti senza prima una cerimonia funebre.

Nelle scorse settimane diversi funerali di manifestanti uccisi avevano offerto l'occasione per protestare nuovamente contro il governo di di Bashar al-Assad.

L'esercito anche oggi presidia strade e città. Diciotto carri armati sono stati dispiegati attorno a Kiswa e le forze di sicurezza sono entrate in città, stando agli attivisti. Una persona è stata uccisa oggi a Kiswa, denunciano, ma il corpo è stato preso in custodia dagli agenti prima che potesse essere identificato. Inoltre centinaia di soldati sono stati dispiegati nel quartiere di Baraza a Damasco e in quello di Moadamiya, mentre le linee telefoniche sono state tagliate, riferiscono gli attivisti.

Sono centinaia i siriani, alcuni con ferite di armi da fuoco, che stanno cercando riparo in Libano. Secondo quanto riferito da una fonte della sicurezza libanese, gli arrivi al confine sono iniziati dopo che le forze della sicurezza siriana hanno iniziato ad aprire il fuoco venerdì contro i manifestanti. La maggior parte delle vittime si è registrata nei dintorni di Damasco, a Barzeh, e nel sobborgo di Al Kaswa, come riferiscono i comitati locali di coordinamento delle proteste anti-governative in Siria.

Tra i nuovi arrivati in Libano, ci sono almeno sei siriani con ferite d'arma da fuoco, come riferisce il militare a condizione di anonimato, che sono stati ricoverati nell'ospedale di Akkar. Si ingrossano cosi' le fila delle migliaia di persone che hanno lasciato la Siria per trasferirsi in Libano tra maggio e giugno. La recente repressione militare nel nord ovest della Siria ha invece fatto sì che oltre 11.700 rifugiati si trasferissero nei campi allestiti in Turchia.

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