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Libia, Corte penale dell'Aja ha emesso i mandati di cattura per Gheddafi e il figlio

Esteri

L'Aja, 27 giu. (Adnkronos) - La Corte penale internazionale ha emesso un mandato di cattura nei confronti del leader libico Muhammar Gheddafi, il figlio primogenito Saif Al-Islam Gheddafi e Abdullah Al-Senussi, capo dei servizi di intelligence di Tripoli.

Il procuratore capo del Tribunale, Luis Moreno-Ocampo, terrà domani alle 12 una conferenza stampa sulla decisione presa dalla Corte circa la sua richiesta di emettere i mandati di arresto per l'accusa di crimini contro l'umanità commessi nei confronti degli oppositori del regime di Tripoli a partire dal febbraio 2011.

E' la prima volta che la Corte emette mandati di cattura mentre il conflitto durante il quale sono stati commessi i crimini è ancora in corso.

''Non è opportuno mettere altra benzina sul fuoco con la richiesta di portare Gheddafi come imputato alla Corte dell'Aja. Il colonnello non ci andrà, penso che rimarrà in Libia'', aveva osservato prima della decisione del Cpi monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, vescovo di Tripoli. ''Mi auguro che i negoziati possano avviarsi presto - ha spiegato all'ADNKRONOS mons. Martinelli - ormai siamo arrivati a 100 giorni di bombe: siamo stanchi. Il rais ha accettato di non partecipare ai negoziati, purché si vada avanti nei colloqui tra Unione africana e Bengasi. La sua volontà di dialogo è già una cosa positiva, il resto lo lascerei da parte''. ''Se non terminano i bombardamenti, che in questi ultimi tempi hanno fatto tante vittime - ha detto il vicario apostolico di Tripoli - è inutile insistere ad accusare Gheddafi. Stanotte a Tripoli non ci sono state bombe ma in altre zone della Libia le violenze continuano e la situazione non è chiara. C'è comunque un desiderio da parte della Nato di frenare i bombardamenti, per ragioni economiche. Le bombe - conclude mons. Martinelli - non risolvono mai i problemi''.

Sul fronte dei negoziati, il ministro della Salute libico Mohammed Hijazi e quello degli Affari Sociali Ibrahim Sherif sono arrivati ieri in Tunisia, dove da mercoledì si trova il ministro degli Esteri Abdelati al-Obeidi, per condurre ''negoziati con rappresentanti stranieri''. E' quanto riferisce oggi l'agenzia di stampa tunisina Tap. Ieri l'Unione Africana aveva reso noto che Gheddafi non avrebbe partecipato ai negoziati dell'Ua.

"In Libia il negoziato non solo è possibile ma deve esserci e deve essere concluso rapidamente", ha osservato il ministro degli Esteri Franco Frattini, intervenuto oggi alla presentazione del centro euro-mediterraneo di sviluppo per le micro, piccole e medie imprese, in corso a Milano. Frattini ha sottolineato però che Muammar Gheddafi "non può partecipare a nessun negoziato perché è isolato e su di lui pende un mandato di cattura internazionale". L'Unione europea, da parte sua, fa sapere di non essere ''al corrente di negoziati in corso in Tunisia'' sulla Libia, ma ribadisce il suo no ad ogni coinvolgimento di Gheddafi.

Intanto, prosegue l'avanzata dei ribelli verso Tripoli, tanto che nella notte si sono registrati scontri tra le milizie degli insorti e le truppe di Muammar Gheddafi a circa 80 chilometri a sud ovest della capitale.

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