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La settimana della moda capitolina chiude tra big, nuove leve e qualche polemica

Calato il sipario sulla kermesse è tempo di bilanci: ma l’alta moda esiste ancora?

L'edizione ha visto i giovani stilisti contro i grandi maestri, che da soli non bastavano a sostenere l'evento. E l'alta moda qui si fonda sull'artigianato e su tecniche tramandate da generazioni adattati alla modernità
La settimana della moda capitolina chiude tra big, nuove leve e qualche polemica

 

Conclusa la settimana capitolina dedicata all’alta moda, ora per AltaRoma è tempo di bilanci. E’ stata un’edizione strana che ha viaggiato quasi su un sistema binario. Da una parte i giovani, l’entusiasmo e gli eventi glamour, dall’altra i big, le polemiche e la seconda generazione di designers, quasi due fazioni opposte contenute nella stessa scatola patinata. Bisogna dirlo subito, il bilancio, considerata la crisi che c’è, non può che essere positivo. Con gli evidenti tagli al personale, ai mezzi e alle location, non si poteva in nessun modo fare di più, e anzi al contrario è stata, in termini di contenuti, una delle edizioni più forti, sintomo che AltaRoma nasconde una tempra forte sotto gli strati di polvere e lustrini. Eppure rimane quella sensazione di irrisolto che lascia un grosso punto interrogativo su quello che succederà in futuro, considerata anche l’imminente scadenza del mandato del cda, che dovrebbe essere rieletto a marzo 2013.


L’alta moda esiste ancora? Una domanda su tutte ha gettato un ombra sulla kermesse: l’alta moda romana esiste ancora? Una sola domanda, un’infinità di risposte. C’è chi lancia un no secco, come Stefano Dominella, presidente di Gattinoni, grande assente del calendario. Per lui l’haute couture romana non esiste più da parecchio, eppure fino a gennaio il marchio ha regolarmente sfilato in calendario. C’è chi invece ci crede eccome, come il management che ha fatto i salti mortali per far quadrare i conti, o come i big ormai rimasti in tre a difendere il fortino. Raffaella Curiel, Renato Balestra e Sarli, hanno, in questa edizione più che mai, puntato sulla qualità, sulla ricerca, e sulla preziosità dei materiali, in risposta alla disastrata situazione economica, o ancora come gli stranieri ‘italianizzati’ dalla kermesse, Ward e Mahfouz, che in Roma credono e qui continuano a portare le loro creazioni principesche. Il fatto è che la formula con i soli big non funzionava, così come non si poteva pensare che bastasse aggiungere una seconda generazione di designers, da Giada Curti a Nino Lettieri compresi i debuttanti Antonella Rossi e il brasiliano Delfrance Ribeiro. AltaRoma aveva bisogno di cambiare i connotati e diffondere un modo nuovo di concepire l’alta moda.


Alta moda, abiti e artigianato. Cos’è poi l’alta moda davvero oggi? Lontani dalle passerelle parigine a Roma c’è tutto un altro modo di concepirla, qui si fonda sull’artigianato di livello e sulla passibilità di tramandare tecniche tradizionali di generazione in generazione adattandole alle esigenze moderne. Eccola allora la vera forza di AltaRoma: avvicinare i clienti al made in Italy con una formula innovativa. Così è nato diverse edizioni fa il progetto oggi rodato AI Artisanal Intelligence, sdoppiato nelle due versioni ‘Gallery’ e ‘Fair’ e allo stesso modo è stato concepito RoomService, format che favorisce l’incontro tra le giovani ma già affermate leve di settore e i clienti, ricreando di fatto atmosfere del passato, di quando, prima della globalizzazione, per vivere la moda ci si recava in atelier ad incontrare i couturier. Toccare, vivere, sentire l’alta moda. Non ci siamo più abituati, e questo può diventare un problema quando si tratta di veicolare un prodotto così di nicchia. Ecco a cosa serve Limited/Unlimited, uno tra glievneti in calendario più attesi. In “Sculptural”,  la sua quinta edizione, i giovani hanno unito idealmente le forze con i grandi maestri, da Valentino a Roberto Capucci, creando un ponte creativo tra grandi esponenti di settore e talenti con ambizioni (e capacità) altissime. Un’edizione questa, che ha avuto un forte ritorno, sdoganando finalmente la kermesse e donandole un’allure internazionale. A confermarlo la presenza della stampa internazionale, come  fashion guru Suzy Menkes, e di importanti buyers, volati a Roma per vedere Who’s on next, il concorso ideato da Vogue e AltaRoma, e rimasti poi ad apprezzare parte della manifestazione.  L’alta moda romana esiste allora, e piace anche, ma potrebbe rendere di più, se solo si unissero le forze per tenere in piedi, grazie all’estro dei giovani così come al know how dei grandi maestri, un raccoglitore patinato che sempre di più sta aiutando Roma a promuovere le sue capacità artigianali.


di Donatella Perrone 

 

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