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La prima città giochi in Italia

Quando il casinò porta lavoro e divertimento

E' stato inaugurato nella Capitale "Dubai Palace": sono state assunte 180 persone

Quando il casinò porta lavoro e divertimento

Si chiama Dubai Palace ed è la prima città del gioco in Italia, la più grande sala di intrattenimento della Capitale costruita nello stile dei casinò. Una realtà che ha portato linfa occupazionale in una zona ad alta densità abitativa, la Tiburtina Valley, che più delle altre ha risentito delle recessione. Un tempo quartiere di industrie legate al settore tecnologico e manifatturiero, oggi si rifà il look. Sono centottanta i dipendenti assunti dal gruppo societario, di cui 70 dalla sola Italiana Bingo Spa, che promuoverà corsi di specializzazione per gli addetti ai lavori e che ha già elaborato un piano aziendale per l’inserimento di altro personale.

 ‹‹Abbiamo investito tutto in questo progetto futuristico, ci crediamo molto e sappiamo che possiamo offrire posti di lavoro in un momento in cui la crisi sta strozzando le imprese e le famiglie››, ha dichiarato il presidente della Italiana Bingo Spa, Emiliano Scanzani. ‹‹Non solo gioco, ma anche un punto di incontro, con sfilate di moda e concerti cui prenderanno parte personaggi dello spettacolo e della tv››, ha aggiunto il direttore eventi e marketing della Italiana Bingo Spa, Fabiano Valelli. ‹‹Quindi un format completamente differente dalla classica sala gioco ormai da tutti conosciuta. Infatti solamente il 30 % degli spazi ospita il gioco››, ha sottolineato, ‹‹il resto della struttura è dedicato completamente all’intrattenimento concepito nella ristorazione, nel lounge bar e nella splendida sala eventi in stile studio televisivo. Un vero centro di aggregazione sociale nella periferia est romana, dove non ci sono punti di incontro sia per i giovani che per i meno giovani. Come dice un mio caro amico attore, Maurizio Mattioli››, ha concluso Valelli, ‹‹abbiamo creato una cattedrale in mezzo al deserto››. 

Gli imprenditori, dunque, scelgono l’intrattenimento. Se la crisi del settore immobiliare e dei consumi ha messo in ginocchio le piccole e medie imprese in Italia, il mercato del gioco non ha subìto conseguenze. Secondi i dati dell’Aams (l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato), nel 2011 le vincite pagate ammontano a 61,5 miliardi di euro, con una raccolta lorda di 79,9 miliardi. Il Lazio è la regione, dopo la Lombardia, dove i giocatori hanno affidato più soldi alla “dea bendata”. Nei primi dieci mesi del 2012, inoltre, si registra un trend positivo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento di circa il 13 per cento nella raccolta. E gli industriali del terziario in piena crisi, anziché chiudere i battenti e mandare a casa centinaia di operai, hanno cambiato volto. Via i grandi capannoni, bui, sporchi e stantii. Al loro posto, palazzi di vetro, con grandi insegne luminose e luci colorate, morbide moquette e videolottery di ultima generazione. E’ la frontiera del nuovo business di una cordata di imprenditori, che hanno recuperato le proprie aziende trasformandole in una nuova realtà in cui impiegare i dipendenti destinati alla cassintegrazione e al successivo licenziamento. Nuove opportunità di lavoro, la nascita di figure professionali specifiche: è questo che vuole essere il Dubai Palace, la prima città del gioco in Italia, la più grande sala di intrattenimento della Capitale costruita nello stile dei casinò.

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Commenti all'articolo

  • locatelli

    08 Marzo 2013 - 22:10

    ce una proposta di legge ferma da 10 anni che si dovrebbe approvare. di aprire un casino'per ogni regione creerebbe lavoro il governo incasserebbe in tasse .italiani non andrebbeo in slovenia agiocare e i soldi rimarrebbero in italia ma monti per raccogliere soldi a preferito mettere l'imu che meta della cifra raccolta su imu sono andati alla banca paschi di siena bravo monti e piu somari che ti anno votato

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