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Il retroscena dell'arresto

Rom, il "gran consiglio" ha fatto catturare i latitanti: erano un ostacolo ai loro affari

Rom, il "gran consiglio" ha fatto catturare i latitanti: erano un ostacolo ai loro affari

E alla fine è stato il capo tribù a decidere. Dietro l’arresto dei due pirati della strada rom non c’è solo una madre che consegna i suoi “cuccioli” affamati alla giustizia, ma un ordine arrivato dall’alto, cui la famiglia dei due fuggiaschi non ha potuto opporsi.
Per cinque giorni la polizia ha setacciato il campo rom della Monachina, l’insediamento tollerato dove vivono i nomadi che mercoledì scorso non si sono fermati all’alt e hanno falciato con l’auto nove persone a Boccea, uccidendo sul colpo la filippina Perez Corazon Abordo. Cercava Samuel Halilovic, 19 anni, e suo fratello Entony, il marito 17enne di Maddalena, catturata subito dopo l’incidente. Dei due nessuna traccia e il campo è finito nel mirino degli agenti, tanto da aprire una tensione interna tra gli abitanti storici - gli Ahmetovic - e la famiglia dei fuggiaschi che, nel tentativo di difendere i due, si è attirata la rabbia del capo clan.

LA CONVIVENZA - La Monachina, ormai da trent’anni, è la casa di Ramiz Ahmetovic, 55 anni e 13 figli, e di suo cugino Sefkja, che ne ha altri 27. Un centinaio di rom di origine bosniaca, provenienti dalla Croazia, i primi ad entrare in quell’insediamento, protetto da Ramiz, il nonno di Maddalena, il più colto del gruppo, perché da giovane lavorava alla Fiat come operaio del ferro. È sempre stato lui a parlare per la famiglia, sempre lui a dire no, nel 1999, al prefetto che voleva trasferire i rom del Casilino 700 a Massimina.
Non ha mai voluto che zingari di altre etnie potessero minare la tranquillità della sua gente. Finché, un paio d’anni fa, gli Halilovic hanno piazzato le loro roulotte alla Monachina. Al capo quella famiglia di rom romeni non è mai piaciuta, ma non a Maddalena, che si è innamorata di Entony e ha voluto sposarlo a tutti i costi. Pagata la dote della ragazza (si sa che i soldi appianano ogni divergenza), gli Halilovic si sono assicurati anche la permanenza.
Hanno tre containers, isolati dal resto degli abitanti, ma comunque ci sono. E si sentono. Perché, dalle voci che girano, hanno creato sempre problemi. Non è un caso che Samuel, a soli 19 anni, ha già precedenti per rapina, ricettazione e furto, mentre il minorenne è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, furto e possesso di arnesi atti ad offendere. Tutti e due, poi, collezionano una sfilza di alias. Gli Ahmetovic sono quasi pentiti di aver consegnato Maddalena nelle mani degli zingari romeni. Ripetono che quel ragazzo è stato la rovina della giovane madre, che ora infatti si trova in carcere con l’accusa di concorso in omicidio volontario insieme con Samuel ed Entony.
E dopo l’ultimo atto criminale, quella corsa sull’auto killer, la pazienza degli abitanti storici è finita.

I DEPISTAGGI - Come fa un bravo capo, dapprima Ramiz avrebbe lasciato agli Halilovic il tempo di risolvere i problemi. Ma gli zingari romeni, anziché consegnare i ragazzi, hanno messo in atto un depistaggio, che man mano ha scatenato l’ira della Monachina, ormai presidiata e setacciata giorno e notte. Mentre Sefica, la madre dei due, aveva inizialmente fatto appello al figlio minore («Torna, sei minorenne, non ti può succedere niente»), il resto della sua famiglia s’era organizzato per coprire i latitanti. Primo tra tutti il padre Bahto che, in diretta tv, si era autoaccusato dell’omicidio. «Ero io alla guida, mi sono fermato a bere in due o tre bar, come fanno i rom, fanno festa. Ero ubriaco e sono scappato». Gli investigatori, però, non gli avevano creduto. Così la sorella dei ricercati, venerdì, aveva fatto sapere che il fratello si sarebbe costituito nel pomeriggio. Ma niente. Intanto la tragicommedia esacerbava ancora di più gli animi: dei poliziotti, che stavano rivoltando il campo, e degli Ahmetovic, che si sentivano violati e per di più la loro Maddalena era già in cella.

IL SUMMIT  - Quando ormai era chiaro che gli Halilovic non avrebbero risolto da soli il problema, gli uomini si sarebbero messi intorno a un tavolo e avrebbero trovato la soluzione: sacrificare i fratelli romeni. Trovato l’accordo Ramiz avrebbe ordinato a Batho e Sefica di consegnare i figli alla polizia e di pagare una somma di denaro ai due ceppi storici per i danni subiti. E che l’ordine sarebbe arrivato dal capo sembra ormai una certezza, visto che lunedì mattina, prima di avvisare la polizia, Sefica ha telefonato alla madre di Maddalena, cioè la figlia di Ramiz, per assicurarle che la questione era risolta. Subito dopo gli agenti sono arrivati e la donna li ha portati nel covo dei figli.
Intanto la tensione resta alta. I nomadi hanno paura, perché lunedì notte sono stati incendiati i cassonetti all’ingresso della Monachina. Oggi, inoltre, contro l’insediamento Casapound ha organizzato una manifestazione sul luogo dell’incidente.

di RITA CAVALLARO

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Commenti all'articolo

  • Francosebastio

    04 Giugno 2015 - 19:07

    Loro hanno una legge e la fanno rispettare.

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  • giovanna.brizi

    04 Giugno 2015 - 12:12

    Ora visto che nn "hanno niente"applichiamo la pena di morte,nn hanno diritto a vivere!

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