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Le intercettazioni

Mafia Capitale, Salvatore Buzzi al telefono: "Siamo tutti renziani". Le assunzioni sospette ai parenti di Rutelli e del vicesindaco di Marino

Mafia Capitale, Salvatore Buzzi al telefono: "Siamo tutti renziani". Le assunzioni sospette ai parenti di Rutelli e del vicesindaco di Marino

"A me me piace Matteo Renzi, che cazzo vuoi eh? Tu devi di', alla Renzi, Siamo diventati tutti renziani". Così Salvatore Buzzi, il fondatore della Coop rossa 29 giugno e boss delle mazzette di Mafia Capitale, spiegava al telefono (intercettato) come si rapportava la Cupola con i potenti di Roma per chiedere e ottenere favori. Un solidissimo sistema di bustarelle, blandizie, assunzioni fatte ai famigliari di politici e amministratori per "coinvolgere" i dirigenti nel gioco di scambio, che non smette di rivelare nuove pieghe, inquietanti. Per esempio, il riposizionamento politico della cupola, che nel 2013 era vicina ai bersaniani ma che ha corso il rischio di essere spodestata da altri soggetti imprenditoriali più vicini all'allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, sconfitto alle primarie del Pd ma già in odor di scalata. Da qui nei mesi successivi il rapidissimo avvicinamento ai nuovi potenti del centrosinistra. 

I favori a Rutelli, Nieri e Melilli - Dalle carte in mano agli inquirenti romani, dalle intercettazioni di Buzzi e del suo referente politico Luca Odevaine e dagli stessi interrogatori dal carcere di Badu e Carros di Buzzi, è emerso per esempio che il re delle Coop rosse si sarebbe adoperato per trovare un posto ai parenti di Luigi Nieri, vicesindaco della giunta di Ignazio Marino, di Fabio Melilli (segretario regionale del Lazio e deputato Pd) e anche di Francesco Rutelli, ex sindaco e parlamentare. Buzzi ricorda come la sua Coop fosse invitata in campagna elettorale da tutti i comitati alle costose cene di rappresentanza-finanziamento, da Marino a Gianni Alemanno: "Tu prendevi un tavolo e ovviamente erano 10.000 euro", spiega Buzzi secondo cui "A me se non mi chiamavano ero più contento, era meglio per noi, risparmiavamo. Quando eravamo chiamati era un problema". In realtà, era le classiche "pubbliche relazioni" che servivano a Buzzi e ai suoi sodali a rinforzare i rapporti con le istituzioni.

"In due ore arrivo a Marino e Poletti - D'altronde, era lo stesso Buzzi a vantarsi al telefono di poter scavalcare capigruppo e funzionari e poter arrivare "in due ore a Marino e a Poletti". Sì, proprio il sindaco e il ministro del Welfare Giuliano Poletti, ex presidente nazionale della Lega Cooperative di cui faceva parte anche la Coop 29 giugno. "In due ore riesco ad arrivare anche al sindaco - ammetteva Buzzi -. Però non mi va di arrivarci". Se i rappresentanti del Pd locale si mostravano titubanti, poi, "Io allora metto in campo l'artiglieria pesante. Arriva Poletti". 

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Commenti all'articolo

  • Yossi

    10 Giugno 2015 - 16:04

    Purtroppo possiamo aspettarci di tutto

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  • pinodipino

    10 Giugno 2015 - 13:01

    Secondo me era Renzi in persona a gestire direttamente " mafia Capitale " prima o poi verrà fuori e certamente sarete voi di Libero a fare lo scoop !!!!

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  • Gios78

    10 Giugno 2015 - 12:12

    Io l'ho sempre pensato che il Pd é un partito di criminali

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