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Mafia Capitale

Affittopoli, il dirigente accusa la giunta Marino: case agli amici degli amici

Affittopoli, il dirigente accusa la giunta Marino: case agli amici degli amici

Promessa di Ignazio Marino, 23 maggio del 2014: «Basta con i residence per l’emergenza abitativa, non rinnoveremo alcun contratto». Realizzazione di Marino due mesi dopo: due bandi del comune di Roma per affrontare l’emergenza abitativa con 580 nuovi alloggi nei vituperati residence. Una bando a luglio e uno ad agosto 2014. E indovinate chi ne aprofitta? Ma sì, proprio quelli che giustamente sarebbero stati intercettati a novembre dicendo «se Marino resta altri tre anni e mezzo, se magnamo Roma»: i boss di Mafia Capitale. Un nuovo successo - targato Marino - delle coop rosse finite nel cuore dell’inchiesta di Giuseppe Pignatone.
E già fermandoci qui sarebbe episodio esemplare di coerenza e di sincerità. Ma è accaduto di peggio, perchè in quei residence non ci sono finiti i senza casa che avevano bisogno, ma gli amici degli amici dei potenti della politica romana. Se ne è accorto un solerte funzionario, dirigente del dipartimento politiche abitative, Aldo Barletta. Dopo avere visto alcune stranezze della gara voluta da Marino e dal suo assessore Daniele Ozzimo, è andato a fare una controllatina sugli assegnatari degli alloggi. E nella sua campionatura è saltato fuori che 4 beneficiari su 10 non dovevano affatto avere quell’alloggio, perché non erano indigenti, e il loro reddito familiare superava ampiamente il tetto massimo di 18mila euro lordi all’anno stabilito dalla legge. A questo punto meglio controllare tutti e 580 gli assegnatari. Ma da solo, come fare? Beh, basta chiedere dei rinforzi. Barletta scrive una mail al vicesindaco Luigi Nieri, che ha la delega al personale: Posso avere degli ispettori per controllare questi assegnatari di case?». Nessuna risposta. Allora ci riprova: altra mail. E altra mail ancora. La rimanda in continuazione, ma si trova davanti un muro di silenzio. Allora bussa alla porta dei carabinieri, cui racconta tutto. Uno dei pubblici ministeri che indaga su Mafia Capitale, Paolo Ielo, lo ascolta come teste il 24 febbraio scorso. Chiede: «Vuole riferire delle gare, indette fra luglio e agosto 2014 relative all’emergenza alloggiativa?». Barletta spiega tutti i passaggi: «Venne indetta una procedura negoziata alla quale vennero invitati numerosi operatori, circa 15, molti dei quali presentarono manifestazioni di interesse. Tuttavia al momento della presentazione delle offerte per l’emergenza dei 580 l’offerta la presentò solo la Eriches, per Valcannuta-Montecarotto l’Ati Domus Caritatis/Eriches, per Borgo del Poggio la cooperativa progetto recupero». Barletta spiega di essere andato dai carabinieri e di avere verificato «che per ogni residence il 40% di media non ha diritto a rimanervi, anche perché vi sono residenti con redditi di gran lunga superiori ai 18mila euro massimo previsto dalla normativa di settore. Questa situazione sta profondamente incidendo le situazioni di potere in concreto che varie associazioni esercitano in loco».
Il pubblico ministero lo fa andare avanti. E Barletta mette benzina sul fuoco: «Aggiungo che da parte dell’assessorato competente delle risorse umane non vi è stata alcuna risposta alle ripetute richieste di personale inviate: Aggiungo che il dipartimento in questione rientra nella competenza dell’assessore Nieri (Sel)».
Barletta per altro aggiunge che proprio Nieri, che è anche vicesindaco nella giunta Marino, «ha decurtato gli straordinari per il dipartimento, cosa che si riflette anche sulla attività di controllo sopra evidenziata». Una denuncia precisa, che curiosamente è stata sulle prime perdute dalla procura di Roma: il verbale firmato non si trovava più. Per fortuna era rimasto nei dischetti del computer. Il 2 marzo Ielo ha richiamato Barletta e gli ha fatto firmare un nuovo verbale.

di Fosca Bincher

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