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Vandalismo ideologico

Roma, attacco incendiario al villaggio giuliano-dalmata. Carla Cace: "Spaventati? No, più agguerriti"

Roma, attacco incendiario al villaggio giuliano-dalmata. Carla Cace: "Spaventati? No, più agguerriti"

"Questa gente, minus habens, non ha ancora compreso che certi mezzi suscitano più rabbia che paura e che la nostra rabbia è la volontà di andare avanti, con lo studio e la diffusione della vicenda degli italiani orientali, tra Foibe ed Esodo". Questo il commento a caldo della giornalista romana Carla Cace, esule di terza generazione, membro dell' AND (Associazione Nazionale Dalmata) e autrice di ricerche sul tema dell'Esodo (ultima, Magazzino n. 18 – Le foto, Cace, Bernas, ed. Fargen, 2015), a poche ore dall'attentato al Villaggio giuliano-dalmata di Roma.


Dottoressa cos'è successo? 
"Nella notte fra domenica e lunedì, una bomba incendiaria ha devastato la sede dell'ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, ndr) al Villaggio giuliano -dalmata di Roma". 
Azione rivendicata da...? 
"Non è ancora chiaro chi sia l'autore di un gesto che, per fortuna, ha causato solo danni materiali. Essendo sera, nessuno era presente in sede. Prima di appiccare le fiamme al centro studi, è stata recisa la rete metallica che protegge la finestra degli spazi, che si trovano in un seminterrato. La notizia è circolata velocemente sui social, insieme ad istantanee che raccontano l'accaduto". 
Pensa ad una provocazione o ad un mitomane?
"Dal 2014, cioè dal decennale della Legge n. 92 del 30 marzo 2004, cerco di sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che la pacificazione nazionale della quale tanto si parla ancora sia lontana da venire. Va bene, l'azione di ieri notte è certamente opera di minus habens, gente ignorante che chissà cosa avrà pensato di poter ottenere bruciando un luogo di studio; purtroppo però non si tratta dell'unico gesto intimidatorio. Nell'ultimo anno a Roma e in altre località italiane lapidi, monumenti, edifici che custodiscono la memoria delle Foibe e dell'Esodo hanno subito danni". 
Eppure lo scorso 10 febbraio alla Camera la commemorazione delle vittime di Tito è stata molto partecipata... 
"Sì, ma non è stata l'unica manifestazione. Se, da un lato, le Istituzioni parlano di memoria condivisa, dall'altro ci sono gruppi e sigle che alzano il livello della tensione con provocazioni e vandalismi. E la colpa non è della sola, umana ignoranza: a creare confusione ci sono, infatti, studiosi negazionisti che leggono quella pagina di Storia con cecità ideologica". 
Qualche presa di posizione dalla giunta Marino? 
"Al momento no, ma c'è anche da dire che il fatto è piuttosto fresco". 
Siete spaventati? 
"Siamo arrabbiati, ma non risponderemo con le molotov. Le nostre armi? Lo studio, l'analisi, il confronto e la volontà di mantenere vivo il ricordo di ciò che italiani hanno dovuto subire, a casa loro. La vicenda delle persecuzioni titine e il perché di decenni di oblio trovano, oggi, progressivamente spazio e risposta fra l'opinione pubblica, fra gli storici e fra i media. E uno spiraglio di luce che si apre dopo oltre settant'anni, non può certo essere offuscato dall'ignoranza e dalla grettezza di qualche fanatico".


di Marco Petrelli 
@marco_petrelli



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