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Maurizio Belpietro: i dodici motivi per cacciare Ignazio Marino

Maurizio Belpietro

Che cosa deve ancora accadere perché Ignaro Marino, sindaco di Roma a sua insaputa, decida di farsi da parte mollando la poltrona? Quale altra truffa, tangente o coinvolgimento dei suoi collaboratori devono essere rivelati prima che l’allegro chirurgo si rassegni al suo fine vita politico? Possibile che la lenta eutanasia cui si è condannato evitando di dimettersi fin dai primi arresti per Mafia Capitale non gli consenta di capire che è finita, che non c’è un girone di ritorno, che questi non sono gli ultimi giorni di Pompei ma i suoi ultimi giorni e lui sta seduto su un vulcano in eruzione? Il vero cecato della capitale è lui, altro che Carminati. Nei due anni trascorsi in Campidoglio, nonostante sotto i suoi occhi si sia svolto ogni commercio, compreso quello più ignobile di chi specula sulla disperazione, Marino non si è accorto di nulla. Lui c’era, ma dormiva. E quando non dormiva, andava in bicicletta. Intanto qualcuno se magnava la città.

Nonostante la situazione, nonostante il discredito che si è rovesciato sul municipio a lui affidato, l’ex deputato del Pd continua a ridere. Non spiega come tutto ciò sia potuto accadere e mentre Roma brucia lui fa il segno della vittoria. Quale sia il successo di cui andare fiero mentre i romani lo fischiano non è dato sapere. La stazione Termini è trasformata in un gabinetto a cielo aperto, quella Tiburtina è un dormitorio per profughi e disperati, l’aeroporto viene usato per le abluzioni. Oh, certo, non tutto è colpa sua. Buzzi e la sua banda non sono nati con lui, ma con le precedenti giunte, di destra e di sinistra. Peccato che per due anni abbiano prosperato anche con la sua giunta. Nonostante quanto il sindaco ciclista si affanni a dichiarare in piazza e nei talk show, con la sua elezione le cose non sono andate meglio ma peggio, tanto che ormai la cooperativa 29 giugno in Comune la faceva da padrone, mettendo a libro paga molti degli uomini del sindaco.

Marino dunque non può chiamarsi fuori da tutto e dichiararsi vittima della gang di Mafia Capitale. Le vittime sono altre e cioè i romani, che questa situazione la subiscono e la pagano con le tasse più alte fra quelle imposte dai municipi agli italiani, non certo Marino. Il quale per almeno una dozzina di motivi va anzi messo sul banco degli imputati. È vero, le responsabilità penali sono personali. Ma quelle politiche no, quelle sono di chi ha il compito di amministrare. E dunque, il primo a farsi carico dello scandalo dovrebbe essere lui, assumendosi le proprie responsabilità di primo cittadino. Anche perché egli non era affatto estraneo alla 29 giugno. Nonostante il sindaco all’esplodere dello scandalo abbia dichiarato di non conoscere Salvatore Buzzi, il dominus di Mafia capitale, in realtà non solo in campagna elettorale si era recato in visita nella sede della cooperativa, ma da questa, cioè da Buzzi, aveva accettato un finanziamento di 30mila euro, il più rilevante ottenuto a suo sostegno. Ma secondo voi un politico che vuole governare la città intasca 30mila euro senza sapere da chi li sta prendendo? E poi va in visita con il suo vicesindaco alla sede di una società senza sapere a chi sta stringendo la mano e con chi si sta facendo fotografare? Non solo: ma se non si conosce una persona, si dichiara ai quattro venti che si devolverà a quella persona il primo stipendio? Risulta evidente anche ai cecati (senza offesa per i non vedenti) che Marino ha raccontato una bugia e che sapeva benissimo chi era Buzzi. Poi poteva non frequentarlo con assiduità e nemmeno spartirne le malefatte, ma resta un dato, ossia che chi doveva tener chiusa la porta del Comune a Buzzi invece gliela ha aperta. Anzi spalancata.

Esageriamo? No. Basta avere presenti due fatti. Il primo è il fatturato della cooperativa di Mafia Capitale nei primi sei mesi di Marino in Campidoglio. Nella seconda metà del 2013 il giro d’affari lievita come un babà: 11 milioni in più. Secondo elemento: con l’arrivo di Marino, Buzzi ottiene a prezzi stracciati un edificio di proprietà del municipio che fino a prima non era riuscito ad avere. Il sindaco non si accorge che sta regalando un palazzo a gente che usa il Comune per gli affari suoi? Non si accorge che Buzzi esulta dicendo che con lui si sarebbero mangiati Roma? Peggio ancora. Non accorgendosi che mentre tu sorridi ti stanno svaligiando casa si rischia la figura del fesso.

Eppure, mentre Marino era cecato, altri intorno a lui ci vedevano benissimo. Il capo della sua segreteria con Buzzi era pappa e ciccia (e infatti si attovagliavano al circo Massimo), l’assessore alla casa era più pappa che ciccia, il presidente dell’assemblea capitolina per le sue relazioni con il capoccia di Mafia Capitale è stato arrestato. Buzzi dice di aver dato soldi al capogruppo della lista Marino (che nega), ma anche al presidente Pd della commissione bilancio (nega anche lui). Francesco D’Ausilio, Pd, è il capogruppo con cui l'ex detenuto diventato imprenditore dice che si mangerà Roma; Pierpaolo Pedetti è il presidente della commissione patrimonio, anche lui Pd, anche lui in carcere. Buzzi parlava con tutti, con il vicesindaco di Marino, con la segretaria di Marino, che al boss delle coop confidava: «Ignazio è contentissimo del tuo progetto».

Certo, il sindaco ciclista poteva non sapere. Lui era intento a pedalare, non a governare la città. Ma allora, perché non monta in sella e non va a farsi un giro che così smette di fare danni a sua insaputa?

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • Horaf

    17 Giugno 2015 - 16:04

    Quindi secondo il Signor Belpietro è colpevole in tutti i casi, se non sapeva è perché dormiva, come dire che è scemo perché non si è accorto di nulla. Evviva la coerenza e l'onesta intellettuale del Signor Belpietro. Non ricordo di aver letto le stesse cose nella vicenda di Berlusconi con Ruby o Verdini e Cosentino nella famosa P3; identica situazione, Berlusconi Presidente del Consiglio.

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