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Coca party e torture

Ecco la lista dell'orrore: 23 vittime. Killer di Roma, confessione choc

La confessione dei killer del coca party. Quella lista dei ventitre omicidi

Ventidue ragazzi sono scampati alla furia omicida di Marco Prato e Manuel Foffo. I due spietati assassini infatti avevano mandato 23 messaggi identici ad altrettanti ragazzi perché "volevamo capire cosa si prova a uccidere, avevamo voglia di fare del male a qualcuno". 

Nel racconto di Foffo agli inquirenti, si parla di Marco: "Lui è gay, io sono eterosessuale. Abbiamo avuto un rapporto e lui aveva un video così ho temuto che potesse ricattarmi e ho continuato a vederlo". Quando venerdì arriva Varani nell' appartamento di Foffo in via Igino Giordani i due sono sono reduci già da due giorni di festino. Avrebbero speso 1.800 euro in droga, comprati da Prato che più volte avrebbe chiamato uno spacciatore per rifornirsi.

Altri due ragazzi sono passati per via Giordani prima di Varani. La circostanza è emersa dall'interrogatorio che Foffo ha reso al pm Francesco Scavo. "Io e Marco", ha raccontato il trentenne al magistrato, "non siamo stati sempre soli. Ricordo che è venuto un mio amico di nome Alex che avevo conosciuto mesi fa in una pizzeria sulla Tiburtina (...) Aggiungo che è stato presso casa mia anche un certo Giacomo, altro mio amico. Quando invece è arrivato Luca, sia io che Marco eravamo molto provati dall'uso prolungato di cocaina, e quindi non più lucidi". Foffo ripercorre tutte le fasi dell'omicidio e le ore che precedono la mattanza. "Marco mi ha detto che si prostituiva, tra noi c'è stato un tacito accordo. Mentre noi siamo rimasti vestiti Luca si è denudato e poi ha bevuto quello che gli avevamo offerto. Poi è andato in bagno e si è sentito male. Marco lo ha aggredito e gli ha detto che sia io sia lui avevamo scelto che doveva morire".

La ricerca della vittima inizia giovedì, un giro in macchina senza trovare nessuno. La scelta cade su Varani, che Prato conosceva negli ambienti del locali notturni. I cento euro proposti al telefono per una marchetta. "Ricordo", dice Foffo, "che quando Luca è arrivato c'è stato quasi un tacito accordo tra me e Marco: gli abbiamo offrto alcol nel quale abbiamo versato Alcover. Poi Luca ha sofferto tanto". È Foffo a prendere il martello e due coltelli, "Luca non ha mai resistito alle violenze". Sgozzato per non farlo urlare poi, stando alla testimonianza del proprietario di casa, sarebbe stato Prato a colpire Varani al cuore, una lama conficcata nel petto che solo il medico legale ha potuto rimuovere in sede di autopsia. Strafatti di cocaina ed alcol si addormentano vicino al cadavere.

"Nell'immediato", spiega Michele Andreano avvocato di Foffo - che vuole chiedere per il cliente "profondamente pentito" una perizia psichiatrica, per verificare se al momento dell' assassinio i due indagati fossero in grado di intendere e di volere - "non si è assolutamente reso conto di quello che aveva fatto. Tanto che subito dopo i fatti lui e Marco Prato hanno dormito a casa con il cadavere per ore lì vicino a loro, poi sono usciti, hanno fatto un altro giro per Roma e man mano che smaltivano si sono resi conto". Il duo diabolico decide così di buttare, in un cassonetto di via Magnagrecia, gli abiti e il cellulare della vittima, salvo prima inviare un sms alla fidanzata di Varani, Marta Gaia Sebastiani, per tranquillizzarla: "ti chiamo dopo". Non paghi, Foffo e Prato continuano a bere per locali. Fino a quando Marco decide di rifugiarsi all' hotel San Giusto, vicino a piazza Bologna, dove abita il padre Ledo, quest'ultimo esperto di politiche culturali, segretario dell'associazione Mecenate 90, di cui fanno parte anche l'ex premier Giuliano Amato con cui Prato ha lavorato in passato.

È all' hotel di piazza Bologna che Marco tenta il suicido con un tranquillante acquistato da un complice. "Cercavo Luca da giovedì sera", racconta la fidanzata Marta, "ma il cellulare suonava a vuoto. Luca non era un drogato. Era un amicone, ma non frequentava giri strani". 

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Commenti all'articolo

  • 09 Marzo 2016 - 18:06

    Mi chiedo, ma sto povero ragazzo non ha intuito dove andava a ficcarsi? E poi, fidanzato da anni con una ragazza, per 100 euro va e acconsente a intrufolarsi a letto con quei due bastardi di cui sapeva certamente che 1 era gay, e che si drogavano! Già, due universitari...mamma mia!

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  • vladi.b

    09 Marzo 2016 - 17:05

    Per questi criminali, l'aver agito sotto l'effetto di droga, deve essere considerata una aggravante cosi come lo è per chi guida e provoca un incidente.- vladi

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  • criluma

    09 Marzo 2016 - 16:04

    sempre così: imbottiti di droga, eterosessuali a parole ma nella realtà omosessuali in cerca di marchette e veri, reali e premeditati assassini. Poi, guarda caso, sempre profondamente pentiti. Questi due dovrebbero morire in galera di vecchiaia per provare cos'è un vero ergastolo

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  • boss1

    boss1

    09 Marzo 2016 - 12:12

    pensate !! se avessero adottato un bambino ?

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