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Terrore capitale

Le teste mozzate, i coltelli (e i preti): un orrore a due passi dal Colosseo

Le teste mozzate, i coltelli (e i preti): un orrore a due passi dal Colosseo

In via della Polveriera, vicino al Colosseo a Roma, sta scoppiando un caso. La protagonista è Lina. Come racconta Il Tempo, la donna (il cui nome è di fantasia) ha in ballo un contenzioso con il Collegio Maronita in merito alle varie illegalità e situazioni di abusivismo riscontrate nello stabile".

Lei è inquilina del palazzo. Dice che il citofono squilla ogni cinque minuti perché i clienti del Bed and breakfast non sanno a chi suonare perché non ci sono nomi sul campanello e allora provano ogni pulsante. L'affitto è altissimo e lei non riesce ormai più a dormire. Lei protesta e come vendetta si trova un coltellaccio da bistecca conficcato  vicino alla porta. 

Prova a chiedere delucidazioni anche al Campidoglio, al vicesindaco Frongia. Nessuna risposta. Il Tempo ha provato a dare una mano alla donna, chiedendo un appuntamento al Monsignore del Collegio Maronita, ma il religioso era irraggiungibile a causa dei troppi impegni. 

L'8 ottobre Lina decide dunque di andare dai carabinieri della stazione di Via Tasso. Agli agenti spiega di aver trovato anche un secondo coltello vicino alla porta. "Lina è comunque convinta e determinata a scoprire irregolarità e abusi che, a suo dire, sarebbero stati commessi nel complesso in cui vive", scrive il quotidiano romano.

In quei giorni un giornalista del programma tv Piazza Pulita, dopo aver letto il prezzo di 750 euro a notte dal Bed&Breakfast, raggiunge l'ultimo piano del palazzo dei Maroniti e s' affaccia sul Colosseo. Ma la puntata, che è andata in onda il 20 ottobre e che faceva luce sugli aspetti fiscali dell' universo ricettivo romano, viene rimossa dal sito web.

Spulciando gli elenchi (aggiornati al 20 novembre) delle strutture ricettive autorizzate dal Campidoglio, in via della Polveriera ne compaiono solo due.
Lina prosegue la sua battaglia. Denuncia ciò che le è accaduto: «(...) proprio davanti alla porta di casa notavo la presenza di una scatola di colore giallo (...). Insospettita aprivo la scatola e con mio grande stupore, paura, terrore e ribrezzo, scoprivo una testa, probabilmente di un capretto, mozzata. Il pacco si presentava con sopra un fiocco dorato (...)».
Lina sottolinea che il suo nome sul citofono era stato asportato per la terza volta. Un atto intimidatorio, dice Lina. 

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