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Il processo

Mafia Capitale, altre 24 richieste di rinvio a giudizio. C'è anche l’ex capogruppo Pd al Campidoglio

2 Dicembre 2016

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Mafia Capitale, altre 24 richieste di rinvio a giudizio. C'è anche l’ex capogruppo Pd al Campidoglio

La new entry è Francesco D’Ausilio, ex capogruppo del Partito democratico nel consiglio comunale di Roma. Per lui e per il suo capo segreteria, Salvatore Nucera, i pubblici ministeri Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini, e gli aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino, hanno chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito di una terza tranche dell’inchiesta su Mafia Capitale. I due sono accusati di corruzione e finanziamento illecito: nel 2014 avrebbero intascato oltre 12mila euro da Salvatore Buzzi, ras delle cooperative rosse, oltre alla promessa di altri 50mila come anticipo di 130mila complessivi. In cambio avrebbero facilitato le procedure affinché il gruppo delle coop potesse aggiudicarsi dieci lotti. Insomma, per i soldi avrebbero truccato le carte per fare vincere l’appalto agli amici.

Sono queste le novità del terzo filone della maxi-inchiesta che ha sconvolto il Comune di Roma. Nel fascicolo vengono mosse altre contestazioni a soggetti già coinvolti nel processo madre. Una ventina circa i capi d’imputazione per fatti avvenuti tra il 2011 e il 2014. Accuse gravi come la turbativa d’asta, violazione del segreto, finanziamento illecito e, in particolare, la corruzione con l’aggravante di avere agito per agevolare l’associazione di tipo mafioso che i pm contestano a Massimo Carminati e al suo socio Salvatore Buzzi.

Con D’Ausilio sono 24 le nuove richieste di rinvio a giudizio. Si tratta, soprattutto, di funzionari, dirigenti comunali, politici locali che, secondo i pm, si sono lasciati comprare dalla holding di Buzzi e Carminati. Nei faldoni compare anche un appuntato dei carabinieri, Giampaolo De Pascali, allora in servizio alla presidenza della Repubblica: avrebbe passato informazioni a Buzzi sui procedimenti in corso in procura. A fare conoscere i due è stato il direttore di un ristorante di via Veneto.
All’ex Dg di Ama, Giovanni Fiscon, i magistrati capitolini contestano oltre alla corruzione quattro nuove turbative d’asta (in concorso con Buzzi). Nella lista anche gli imprenditori Fabrizio Amore e Flavio Ciambella, l’ex direttore del X Dipartimento Tutela ambientale Fabio Tancredi, l’ex sindaco di Sant’Oreste Sergio Menichelli, la segretaria di Buzzi Nadia Cerrito, il presidente della cooperativa Capodarco Maurizio Marotta, la dirigente preposta al settore del verde di Eur Spa Clelia Logorelli.
I pm hanno, invece, disposto lo stralcio delle posizioni di Eugenio Patané e Marco Vincenzi, ex consiglieri Pd alla Regione Lazio, per un approfondimento degli episodi loro attribuiti. Secondo l’accusa, D’Ausilio e Nocera si sarebbero posti «al servizio di soggetti legati al gruppo di Buzzi» e in cambio avrebbero ricevuto almeno 12.240 euro, oltre alla promessa di altri 50mila, anticipo dei 130mila complessivi, in cambio «dell’approvazione della liquidazione dei debiti fuori bilancio del Comune di Roma e la corresponsione del 5% del valore economico dei lotti assegnati con dieci procedure negoziate indette dal Dipartimeto Tutela Ambiente».

A due anni dai primi arresti, mentre nell’aula bunker di Rebibbia è in corso il processo ai protagonisti dell’inchiesta sul Mondo di Mezzo, emergono dunque sviluppi inediti. Finora ci sono già state 13 condanne e un’assoluzione (Maurizio Venafro), ma anche 116 richieste di archiviazione da parte della procura per persone finite nell’indagine spesso solo perché tirate in ballo nelle dichiarazioni da alcuni imputati. In cella c’è però ancora Luca Gramazio, ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, per il quale ieri il senatore di Fi, Francesco Giro, ha fatto un appello al Papa: «Santità, per Gramazio, unico politico in carcere per mafia capitale, un atto di umanità dopo 17 mesi di carcere duro».

di Brunella Bolloli

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