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Cartolarizzazione a peso d'oro

Per riscattare le case in affitto Enasarco
devi pagarle al prezzo di mercato

Per la dismissione del patrimonio immobiliare, l'ente ignora di applicare i coefficienti abitativi di edilizia popolare: costi alle stelle per edifici fatiscenti

Una protesta degli inquilini dell'Enasarco

Una protesta degli inquilini dell'Enasarco

Anziani e famiglie disagiate strozzati da Enasarco, che vende le case agli inquilini al doppio del loro valore. L'emergenza abitativa nella Capitale è diventato un business, in cui ad arricchirsi è solo l'ente pubblico, che in tutta la città possiede 17.600 immobili. Case date in "affitto" con la possibilità per i locatari di riscattare gli appartamenti purché in regola con i pagamenti. I mutui sono a condizioni agevolate e il prezzo dei complessi immobiliari sono determinati sia dalla localizzazione sia dallo stato di manutenzione. Il problema, secondo quanto hanno scoperto gli inquilini che si sono rivolti agli avvocati, è che l'Enasarco applicherebbe delle cifre spropositate rispetto al valore reale della casa. Un escamotage che viene messo in atto sostituendo le quotazioni di mercato dell'agenzia del territorio del 2008, quando è stato stipulato l'accordo tra l'ente e gli affittuari, con quelle commerciali, che fanno lievitare il prezzo al doppio di quanto realmente dovuto. Così facendo Enasarco offre case che su carta dovrebbero essere "popolari" al costo di quelle vendute dalle agenzie immobiliari. 

Gli affittuari sono dunque sul piede di guerra e hanno commissionato una serie di accertamenti a periti e architetti. I risultati delle analisi sugli immobili darebbero ragione agli inquilini. Tra le tante quella stilata nell'ottobre scorso dall'architetto Silvana Pasquali che, dopo una serie di sopralluoghi e verifiche tecniche sui complessi di via Prati Fiscali 255/271, è arrivata alla conclusione che il prezzo congruo per un appartamento di circa 88 metri quadri è di 153.473,32 euro, con un valore medio al metro quadro di 3.833 euro. Invece gli affittuari si trovano a pagare per la stessa casa il doppio, perché l’Ente “dimentica” di applicare i coefficienti abitativi di edilizia popolare, che in realtà abbasserebbero il valore degli immobili. Nei mesi scorsi sono fioccate le polemiche e gli inquilini hanno messo in atto una serie di proteste che sono culminate nella mancata accettazione del rinnovo dei contratti di affitto "che vanno da un minimo dell’80 % fino ad arrivare anche al 300% dei canoni pagati. E’ una situazione insostenibile, ci stanno costringendo a dover lasciare la casa, perché non riusciamo a pagare questi canoni così elevati", ha spiegato una signora che vive con la famiglia nel complesso di via dei Prati Fiscali. "Chiediamo di bloccare le dismissioni", ha aggiunto uno dei portavoce degli inquilini , perché "gli appartamenti non valgono quello che ci stanno proponendo di pagare: abbiamo fatto fare due perizie che confermano che valgono la metà, visto anche il loro dissesto", ha precisato. "E’ davvero grave che Enasarco “dimentichi” di usare i coefficienti per l’edilizia agevolata", ha commentato il presidente della Commissione speciale Roma Capitale Pierluigi Fioretti, che ha la delega per l’attuazione degli strumenti connessi ai piani di edilizia economica e popolare. "Nei giorni scorsi ho incontrato gli operatori della 167 e abbiamo deciso di mettere in atto interventi per dare supporto agli inquilini che si trovano davanti a questo grave problema", ha aggiunto. Sulla questione è intervenuto personalmente anche il sindaco Gianni Alemanno, che il mese scorso ha svolto una serie di sopralluoghi nelle palazzine di Enasarco e si è intrattenuto con i condomini per ascoltare le richieste. Il sindaco ha sottolineato che "l'unica soluzione è una proposta di legge che abbiamo presentato, e sulla quale il governo Monti non ci ha ascoltato, che riproporremo per riportare queste dismissioni in una logica sociale".

R.C.

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Commenti all'articolo

  • unitiperdiritto

    25 Maggio 2013 - 17:05

    Mi sono iscritto solo per rispondere al sig. blu_ing che da ignorante che è non conosce la vicenda e bladera, il signore deve sapere che c'è una speculazione gravissima a danno di questi inquilini che non pagano un affitto irrisorio come nelle case popolari ma pagano affitti alti in alcuni casi esagerati,in alcuni enti si va oltre i 2000 euro premesso ciò, nessuno vorrebbe comperare a scopo speculativo ma neanche comperare dopo 40 anni case che non valgono le cifre richieste,l'ideale sarebbe poter continuare a rimanere in affitto lasciando allo Stato la proprietà degli immobili visto che proprio lo Stato cioè noi cittadini contribuenti le abbiamo pagate,e non farle dismettere ad un Ente Previdenziale privato e poi vedere che il ricavato viene investito e trovato nei paradisi fiscali (vedi sole 24 ore ) caro blu_ing se le cose non le sai come si dice a Roma.... salle

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  • bettely1313

    25 Maggio 2013 - 11:11

    la casa a riscatto messa in atto dal tanto famigerato Mussolini, che oltre altre opere sociali, permise a tanti di possedere una casa senza stravolgimenti. E' lo stato che deve fare la politica della casa e non i palazzinari. Oggi con una crisi interminabile,le quote del riscatto vanno stabilite in base a quanto il contraente può togliersi dal proprio stipendio. I tempi del rogito saranno brevi o lunghi secondo le proprie possibilità. I soldi ritornerebbero allo Stato. per altri investimenti necessari al popolo.

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  • blu_ing

    25 Maggio 2013 - 09:09

    se gli inquilini, molti di loro decisamente ricchi, non pagassero a prezzi di mercato chi si sobbarchera' il minor valore introitato dallo stato?, noi altri che per gli stessi immobili non solo non possiamo esserne inquilini, ma che addirittura non possiamo neppure comprarli dato il diritto di prelazione di chi attualmente lo occupa, domanda, lo stato è morto di fame, Si,allora se vuoi i suoi appartamenti devi pagarli a prezzo di mercato e non a quello che ti conviene, e' come dire : allora dimezziamo gli stipendi agli statali se vi va bene ok! ,altrimenti andatevene tutti a fare in culo

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