Cerca

Capitale prosciugata

Roma, siccità e vergogna: loro ci guadagnano, i cittadini muoiono di sete. Si paga per non avere acqua

1
Roma, siccità e vergogna: loro ci guadagnano, i cittadini muoiono di sete. Si paga per non avere acqua

Roma e provincia rimangono senza acqua, ma la società che gestisce il servizio idrico della capitale in 6 anni ha incassato 3 miliardi di euro. Sembra una barzelletta, ma non lo è. È il nonsense di Acea Ato 2, una controllata dell'omonima utility al 96,5% e al 3,5 dal comune. È un tipico nosense all'italiana, che vede coinvolti cittadini che sborsano soldi, l'ente pubblico che va all'incasso, e i servizi che non funzionano come dovrebbero.  Tutt'altro che in perdita, per oltre 5 anni, dal 2011 al 2016, Acea Ato 2 ha contribuito a più di un quarto dell'utile netto di Acea: i dividendi devoluti agli azionisti, come si apprende da Il Giornale, sono stati 381,3 milioni di euro. Fondamentalmente, se la utility è stata una risorsa indispensabile per i conti dissestati di Roma, se ha potuto remunerare gli azionisti è grazie alle bollette dell'acqua pagate dai cittadini. Ma visto il razionamento per l'emergenza siccità previsto nei prossimi giorni, per la capitale ed altri 20 comuni, la qualità del servizio erogato non è affatto coerente con i conti e gli incassi delle società. 

Parlano i numeri. Nel 2016 il gestore del servizio idrico ha investito 225 milioni, nel triennio 2012-2015 ha effettuato investimenti per una cifra pari a 577, ovvero 375 milioni in meno rispetto alle previsioni del piano industriale (analisi elaborate da Merian Research e Studio Lillia). Per questi motivi, la redditività di Acea Ato 2 si è avvicinata più volte alla percentuale da capogiro del 10%, che altre imprese nemmeno si azzardano a sognare. Salvo poi essere bloccata dai suoi stessi consiglieri, Virgina Raggi aveva provato a vendere la quota della società controllata dal comune (3,5%), cessione che avrebbe portato tanti introiti al comune. I disservizi di queste settimane sono dunque rintracciabili nei numeri fin ora elencati. I soci di Acea incassano da Acea Ato 2, che però spesso non è in grado di garantire e curare il funzionamento della rete degli acquedotti che gestisce. 

E così lo scaricabarile fra Virginia Raggi e il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, che ha chiuso il prelievo d'acqua dal bacino del Lago di Bracciano rischiando di lasciare a secco la città eterna e altri comuni, a fronte della questione sulla società che dovrebbe gestire tutto, sembra una futile manfrina. Per adesso vincono tutti meno che i cittadini romani: gli investitori istituzionali e non e le professionalità consolidate. Infatti ad Acea Ato 2, è stato confermato Paolo Saccani, insediatosi nel precedente vertice renziano - boschiano e l'attuale amminisratore delegato di Acea, Stefano Donnarumma, è stato richiamato a capo della società dalla giunta grillina dopo che qualche anno fa era uscito dalla utility per divergenze con il management precedente. 




Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Delta16

    Delta16

    24 Luglio 2017 - 19:07

    Vedrete che questa crisi dell'acqua sarà un buono spunto per privatizzare tutto il settore "Acque", così i soliti noti faranno la grana, il problema non sarà risolto e le strutture a pezzi crolleranno creando un disastro al quale lo "Stato" dovrà rimediere e soprattutto spendere e ritassare.

    Report

    Rispondi

media