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Colosseo, via libera al parco archeologico, il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del ministero. Bocciati i ricorsi della Raggi

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Colosseo, via libera al parco archeologico, il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del ministero. Bocciati i ricorsi della Raggi

Doccia fredda per Virginia Raggi. Il Consiglio di Stato dà il via libera al parco archeologico del Colosseo e dice sì anche alla nomina di direttori stranieri del parco stesso. La Sesta sezione del Consiglio di Stato, con due sentenze pubblicate lunedì 24, ha accolto gli appelli del ministero dei Beni culturali contro le due sentenze del Tar Lazio che avevano a loro volta accolto i ricorsi di Roma Capitale in relazione all'istituzione del Parco archeologico del Colosseo e alla nomina con selezione pubblica internazionale del suo direttore. 

Il Campidoglio si era da subito opposto alla nuova riorganizzazione delle soprintendenze romane. L'istituzione del Parco archeologico del Colosseo, che porta con sè anche la Domus Aurea, il Foro Romano e il Palatino, secondo l'amministrazione guidata da Virginia Raggi è infatti "lesiva degli interessi di Roma Capitale". il Tar del Lazio aveva accolto il ricorso di Roma Capitale contro il ministero dei Beni culturali sull’istituzione del Parco archeologico del Colosseo. Per Dario Franceschini, "il Consiglio di Stato fa davvero giustizia". Il ministro Dem ha puntualizzato sulla decisione della giunta grillina di ricorrere al Tar contro la decisione: "Tutti i Sindaci e i Comuni italiani coinvolti hanno apprezzato e condiviso la riforma e i risultati, tranne il Comune di Roma. Prima ha pensato di bloccare tutto, ricorrendo al TAR, poi ha esultato come se una sentenza di primo grado fosse definitiva. Ora possiamo andare avanti". Franceschini ha anche annunciato che il direttore generale dell'Unesco Irina Bokova farà parte del consiglio di amministrazione del nuovo parco archeologico. Nelle sentenze, il Consiglio si è pronunciato su tre questioni: quella del necessario coinvolgimento di Roma Capitale nel processo decisionale. Quella della fonte istitutiva. Quella in merito al conferimento dell'incarico di direzione del Parco archeologico del Colosseo anche a cittadini non italiani.

La prima riguarda la necessità di coinvolgere, per assicurare il principio di leale collaborazione, Roma Capitale nella fase di istituzione del Parco archeologico. I giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto che sia necessario distinguere la fase di organizzazione amministrativa da quella di esercizio delle funzioni di valorizzazione del patrimonio culturale. La prima fase, che viene in rilievo con l'istituzione del Parco, rientra esclusivamente nella competenza legislativa dello Stato e amministrativa del dicastero. L’esigenza di assicurare il principio di leale collaborazione viene in rilievo nella seconda fase che è quella della gestione dei beni. La seconda questione affrontata dal Consiglio di Stato è relativa alla natura della fonte istitutiva del Parco. I giudici d’appello hanno ritenuto che la legge speciale di disciplina della materia autorizzasse il ministero ad adottare un decreto non regolamentare.

La terza questione esaminata ha riguardato la possibilità che incarichi, nello specifico quello di direttore del Parco archeologico, possano essere attribuiti anche a direttori stranieri. Secondo i giudici, il diritto europeo e la giurisprudenza della Corte di Giustizia ammettono che sia consentita una riserva di posti a soli cittadini italiani, con deroga al principio generale di libera circolazione dei cittadini europei, ma questa riserva è possibile soltanto in relazione a posti che implicano l’esercizio, diretto o indiretto, di funzioni pubbliche, quali sono quelle nei settori delle "forze armate, polizia e altre forze dell’ordine pubblico, magistratura, amministrazione fiscale e diplomazia". Nel caso in esame, il Consiglio di Stato ha ritenuto che il direttore del Parco non è chiamato a svolgere tali funzioni, in quanto il bando di gara gli attribuisce compiti che attengono essenzialmente alla gestione economica e tecnica del Parco. E quindi si è ritenuta legittima la previsione di una selezione pubblica internazionale.

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