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Condannato lo stupratore seriale dei garage

Diciassette anni di reclusione, invece dei quindici chiesti dal pm per Bianchini che nel 2009 violentò tre donne

Condannato lo stupratore seriale dei garage

E' stato condannato a 17 anni di reclusione lo stupratore seriale Luca Bianchini. L'uomo, 34 anni, ragioniere ed ex presidente di un circolo del Pd, ha violentato tre donne nei garage delle loro abitazioni, diffondendo il panico tra le giovani romane tra la primavera e l'estate del 2009.

I giudici della VII sezione del tribunale di Roma hanno riconosciuto la colpevolezza dell'imputato, condannandolo a due anni di reclusione in più rispetto a quelli richiesti dal pm e al pagamento di una provvisionale di 150mila euro per ogni ragazza stuprata e 60mila per il Comune, che si è costituito parte civile.

Nel settembre '97, Bianchini fu assolto in ragione di una temporanea infermità mentale, dall’accusa di aver aggredito una sua vicina di casa. I fatti per cui è stato giudicato nel processo finito oggi fanno riferimento alla violenza avvenuta il 5 aprile all’Ardeatina, il successivo 2 giugno a Bufalotta, dove fu violentata una giovane giornalista ed il 2 luglio a Tor Carbone, quando venne assalita, sempre in un garage, una studentessa.

Bianchini "è uno stupratore seriale - aveva argomentato il pm Antonella Nespola - e va valutata con attenzione anche la sua condotta al momento del fatto: nella prima aggressione non c'è stata molta violenza, ma nell’ultima la ragazza è stata schiaffeggiata in modo forte e minacciata con un coltello".

La difesa annuncia il ricorso. L’avvocato Bruno Andreozzi ha commentato la sentenza defindendola "particolarmente pesante visto che è andata oltre le stesse richieste del pm per quanto riguarda la pena. Il collegio non ha ritenuto di riflettere su tutte le obiezioni, le sollecitazioni e i suggerimenti avanzati da questa difesa. Leggeremo le motivazioni e faremo ricorso in appello. Debbo dire che i motivi di appello sicuramente verteranno su tante di quelle cose che avevamo prospettato e che pretendevano una risposta che con la sentenza non c'è stata". Il riferimento dell’avvocato Andreozzi è alla richiesta (respinta) di perizia psichiatrica, alla mancata ripetizione dell’esame del dna, ai mancati accertamenti sui tabulati telefonici con confronto tra l'orario e il luogo delle chiamate fatte da Bianchini e il luogo in cui sono avvenute le aggressioni.

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