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Roma, proteste al Festival del Film contro i tagli alla cultura

Circa 1500 persone irrompono sul red carpet. La kermesse dovrebbe aprirsi con omaggio a Tognazzi

Roma, proteste al Festival del Film contro i tagli alla cultura
La capitale stende il suo ‘red carpet’. Inizia oggi il Festival Internazione del film di Roma, la rassegna del cinema mondiale che, fino al 5 novembre, porterà sotto i riflettori anteprime, star internazionali, incontri e, naturalmente, un ricco programma di proiezioni. All’inaugurazione della kermesse hanno partecipato anche alcuni lavoratori degli studi di Cinecittà in protesta contro i tagli alla cultura previsti dalla Finanziaria.

Le proteste sul red carpet - Le associazioni e i sindacati delle categorie cinematografiche si sono riuniti questa sera in viale de Coubertin. Circa 1500 persone avanzano verso l'entrata dell'auditorium al grido "tutti a casa", molti di loro portano cartelli e inneggiano all'art. 9 della Costituzione, che difende lo sviluppo della cultura. I manifestanti sono appoggiati dai sindacati, dai comitati di quartiere e dalle associazioni territoriale del X Municipio, gruppi che fanno parte del comitato ‘Salviamo Cinecittà’.
Tra i manifestanti in corteo ci sono registi, attori e tecnici del suono e del video: tanti sono i volti notissimi al grande pubblico, da Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti a Massimo Ghini, a Cristina Comencini, Beppe Fiorello, Ettore Scola, Alessandro Haber. "Ci stiamo prendendo quello che è nostro, il cinema. Ed i tagli di questo governo non lo permettono", ha detto Virzì. Uno striscione recita "Regole, rispetto e dignità". I responsabili del Festival stanno cercando di convincere i manifestanti a liberare il red carpet, mentre le centinaia di persone - che protestano pacificamente - hanno intimato: "Noi da qui non ce ne andiamo".
Alcuni dei responsabili della manifestazione hanno chiesto di fare spazio sul tappeto rosso per permettere al presidente della giuria Sergio Castellitto di leggere un comunicato con le rivendicazioni dei "100 autori".

Il documento della protesta - "Il governo ci ha messo con le spalle al muro, tagliando i soldi del Fondo Unico dello Spettacolo ai minimi storici e quelli per le fiction televisive di un terzo, provocando in due anni il dimezzamento delle ore lavorative delle troupe, e cancellando dopo dodici mesi quelle agevolazioni fiscali che avevano dato un po' di linfa vitale al nostro settore - si legge nel documento che Sergio Castellitto ha letto dentro e fuori la sala dell'inaugurazione del Festival -  E adesso siamo qui, a occupare simbolicamente il tappeto rosso del Festival del Cinema per comunicare a voi che siete il nostro pubblico le nostre richieste, perche' il nostro cinema riguarda anche voi".
Nel documento poi si legge: "Noi non pretendiamo elemosine, ma investimenti pubblici e prelievi di scopo certi soprattutto da parte di chi utilizza il nostro lavoro, e chiediamo agevolazioni fiscali perche' non rappresentano denaro a fondo perduto, ma risorse che tornano triplicate, sotto forma di tasse, allo Stato. E non siamo una categoria di parassiti o assistiti, come vorrebbe far credere il governo, ma parte decisiva di un'industria, quella dell'audiovisivo, che e' strategica per ogni paese moderno e che coinvolge piu' di 250 mila persone".

La risposta di Sandro Bondi - "Non potrei concepire la mia vita e il mio impegno politico senza l’amore per la cultura e per le idee - afferma Sandro Bondi dopo le notizie della protesta - Come ministro della cultura ho speso tutte le mie energie per non far mancare le risorse necessarie pur in un momento di crisi drammatica. La protesta di oggi ingiustificata nella forma e negli argomenti, soprattutto dopo gli impegni presi dal governo, mostra il grado di faziosità e di intolleranza da parte di persone e gruppi che agiscono in nome della cultura, ma con la quale non hanno nulla a che fare. La vera cultura per fortuna è un’altra cosa: e ad essa continuerò ad ispirare la mia azione - conclude il Ministro - senza farmi intimidire da queste sgangherate manifestazioni politiche".

Divi al Festival – Madrine della V edizione della manifestazione sono Valeria Solarino per l’apertura e Claudia Gerini per la chiusura. Dal mondo del cinema internazionale Keira Knightley, protagonista del nuovissimo Last Night, Martin Scorsese, Guillaume Canet, Treat Williams, Emily Watson, Aaron Eckhart, Julianne Moore, Olivier Assayas, Fanny Ardant, Alexandre Rockwell e Michael Pitt. Manca nella lista Nicole Kidman, interprete e produttrice del film in concorso Rabbit Hole.
Numerosi anche i rappresentanti del cinema italiano: Valeria Golino, Toni Servillo, Ricky Tognazzi, Alessandro Gassman, Neri Marcoré, Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Laura Morante, Margherita Buy, Silvio Orlando, Valeria Marini. Presidente della Giuria, un altro ‘azzurro’, l’attore e regista Sergio Castellitto.

Programma in breve
– La festa di apertura sarà accompagnata dalla anteprima esclusiva dei primi 20 minuti dell’attesa storia di fantascienza Tron Legacy. Sempre il 28, nello spazio Alitalia, sarà presentato il musical francese Leila. In serata, una raccolta fondi all’Open Colonna del palazzo delle Esposizioni con Pippo Baudo, Caterina Balivo, Luca di Montezemolo, presidente della fondazione Telethon e tavoli Medusa, Enel, Bnl.
Sabato 30, notte dedicata a Halloween con l’anteprima di Dylan Dog organizzata da Moviemax al Disaronno Contemporary Terrace al Bernini Bristol e una serata Wired per i 25 anni di Ritorno al Futuro. Domenica 31, festa Bollywood della Fox per My Name is Khan con l’ambasciatore indiano e la star Sharuk Khan. Giorno dopo, occhialini alla mano per Victims in 3D, cortometraggio di Anne-Riitta Ciccone. Martedì è prevista una grande festa organizzata da Ciak e sarà presentato fuori concorso The kids are all right con Julianne Moore. Non in gara anche L'amour fou, dedicato a Yves Saint Laurent, in anteprima mercoledì 3 durante una cena esclusiva nel segno della moda. Grande attesa per l’ultimo giorno quando verrà presentato The social network, di David Fincher, la pellicola sulla nascita di facebook.

Omaggio a Ugo Tognazzi – Il regista, figlio d’arte, Ricky Tognazzi ha presentato ieri il film che sua sorella, Maria Sole, ha dedicato al padre Ugo. “Lei è la più piccola di noi: ha visto un altro Ugo” ha detto Ricky. Ha poi raccontato l’immagine che lui ha del padre: “Io me lo ricordo, poco prima che si sentisse male e morisse, amareggiato sul set della fiction La famiglia in giallo che girava malvolentieri. Il suo cinema non c’era già più”.
Il regista tornerà poi al Festival sabato 30 per Il padre e lo straniero, tratto dal libro di De Cataldo. Un’opera, realizzata insieme alla moglie, che gli è costata quattro anni di lavoro. Nel cast, Alessandro Gassman.

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Commenti all'articolo

  • GiordanoBruno

    31 Ottobre 2010 - 18:06

    Mi associo al vostro commento, parola per parola. Il mio pensiero è che dovrebbero tagliare del tutto i soldi per il teatro e il cinema. I films, gli spettacoli teatrali andrebbero fatti con i soldi di un imprenditore con i rischi connessi ad una impresa. Solo così si vedrebbero bei films. I soldi per la cultura datele alle biblioteche, alle scuole, assumete i precari a vita che ci sono nelle scuole non nelle sanguisughe che infettano il nostro paese!!

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  • giorgino-2

    29 Ottobre 2010 - 13:01

    Il cinema è cultura quanto lo è il circo, o il teatro dei pupi e delle marionette, quello dei mimi e via dicendo. La spocchia e la supponenza di questi signori che passano le serate a autoincensarsi e a sperperare i fondi pubblici con la complicità dei critici e del circuito salottiero-festaiolo ben meritano i tagli di Tremonti e il necessario riallineamento delle spese alle necessità del paese. Qualcuno di costoro ricorda mai Sergio Leone che sbancò i botteghini con un film costato una miseria (Per un pugno di dollari) e che è entrato nella storia del cinema? Nessuna cifra sottratta a chi ne ha bisogno farà mai di un brocco un cavallo di razza.

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  • vinpac

    28 Ottobre 2010 - 22:10

    Ma perchè il cinema è cultura? Da quando la vera cultura si identifica con il cinema? Il cinema produce pellicole, che vanno sul mercato e la loro qualità è dimostrata dal numero di spettatori, che frequentano le sale e che per vedere i films debbono pagare. L'autentica protesta contro i tagli proviene dagli istituti culturali (storici, letterari ed artistici), che non scendono in piazza e non urlano ma che sanno di aver dato nei decenni trascorsi e che oggi rischiano la chiusura per gli errori della politica attenta e sensibile ai prepotenti e agli smargiassi, sorda e distratta nei riguardi di chi studia e crea per amore culturale, senza alcun fine di lucro.

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