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Festival del cinema di Roma, è ancora polemica tra Alemanno e Galan

Per il ministro la festa "deve stare al suo posto". Il sindaco gelido: "Galan non si documenta"

Festival del cinema di Roma, è ancora polemica tra Alemanno e Galan
Ci risiamo. Il ministro della Cultura Giancarlo Galan è tornato a criticare il Festival del Cinema di Roma. Proprio non gli va giù che anche nella Capitale ci sia una kermesse che anno dopo anno riscuote sempre più consensi. Ieri, durante la visita al Salone del Libro di Torino, ha detto che la “Festa” capitolina «deve imparare a stare al suo posto» e che «a Parigi nessuno si inventerebbe nulla per fare concorrenza a Cannes». La conclusione del leghista è sempre la stessa: «È assurdo pensare di fare concorrenza al Festival di Venezia, che è il festival di Cinema in Italia per antonomasia». Ma l’unico risultato che Galan è riuscito a portare a casa è stato quello di mettere d’accordo il centro destra e il centro sinistra. È stato un coro all’unisono quello delle repliche: «il Festival del Cinema di Roma non si tocca». Festival, non festa, che, come ha spiegato per l’ennesima volta Alemanno citando il budget previsionale 2011 è finanziato al  69% da sponsor privati e solo il 31% dal pubblico. «Il ministro Galan», puntualizza il sindaco, «continua a commettere gli stessi errori senza neppure documentarsi. Mi trovo ancora una volta a dover dire come stanno veramente le cose e mi auguro che sia l’ultima».  Rincara la dose il presidente della Provincia Nicola Zingaretti: «Qualcuno lo informi che anche Parigi ha il suo Festival del Cinema, in tutto e per tutto simile a quello di Roma». Che, continua Zingaretti, «produce cultura, ricchezza e occupazione per la città».  Non meno schietta il governatore del Lazio, Renata Polverini, che ricorda al ministro Galan come «Roma è da sempre considerata la capitale del cinema e che la stragrande maggioranza della produzione cine-audiovisiva d’Italia si fa nel Lazio. Tutto questo dunque dà al Festival del Cinema di Roma una fortissima connotazione che per Venezia non ha e che ne giustifica più che ampiamente il ruolo all’interno del panorama dei festival internazionali».

di Maria Malatesta

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