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Tornano ‘I libri del Borghese’

Con ‘I lituani al Mar di Laptev’

Tornano ‘I libri del Borghese’
Rinasce, per iniziativa e nostalgia di Luciano Lucarini, la collana storica de ‘I libri del Borghese’che negli anni '60-70 fu portata al successo da Mario Tedeschi, successore di Leo Longanesi fondatore dell'omonimo settimanale. Se tra le penne che ne hanno consacrato il successo ci sono grandi autori come  Vintila Horia, Raimond Cartier, Giuseppe Prezzolini e John F. Kennedy col suo ‘I ritratti del coraggio’, a benedirne il ritorno, invece, toccherà a un  avvincente e sconosciuto memoriale sulla tragedia dei lituani deportati in Siberia all'indomani del patto Hitler-Stalin contro Polonia, Finlandia e paesi baltici. Il memoriale, scoperto e curato Francobaldo Chiocci, sarà presentato il 29 ottobre prossimo a Palazzo Ferraioli (Piazza Colonna, ore 17.30) dal senatore Gaetano Quagliarello, da Gustavo Selva, ex corrispondente Rai da Bonn, e da Franco Venturini, ex corrispondente da Mosca del Corriere della Sera. Interverranno gli ambasciatori di Vilnus presso il Quirinale e la Santa Sede. Il titolo originario dell'opera (‘I lituani al Mar di Laptev’) ha un sottotitolo più esplicativo: ‘L'inferno di ghiaccio nei lager comunisti’. E difatti Dalia Grinkeviciute, l'autrice, che aveva 14 anni quando con la madre e il fratello fu deportata tra i ghiacci polari mentre il padre veniva ucciso negli Urali, narra come testimone e sopravvissuta la quasi ignorata odissea e le infami angherie subite dal suo popolo, decimato di un terzo dei suoi abitanti dalla pulizia etnica ordinata da Stalin e proseguita dai successori. Il libro è stato scritto in due fasi. Una prima, sino agli anni '50, è fatta di appunti raccolti di nascosto nel lager e nascosti in un barattolo andato perduto e ritrovato dieci anni dopo la morte di Dalia; la seconda, composta nel 1974 su sollecitazione di un'amica, è una riscrizione e ampliamento della prima dopo che la deportata era riuscita a tornare in Lituania con la madre morente (poi sepolta di nascosto in cantina), si era laureata e non riusciva a esercitare la professione di medico perchè ininterrottamente perseguitata dal partito. Il quale, non perdonandole di essere scampata alla morte fisica, l'aveva condannata alla morte civile.

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Commenti all'articolo

  • ghorio

    20 Ottobre 2009 - 13:01

    Mi sono avvicinato a"Il Borgese", aglinizi degli anni 60, quando avevo i calzoni corti. Un grrande settimanale che ha contribuito alla mia formazione culturale e all'orientamento politico di moderato. La mia speranza è che "Il Borghese", attualemnte mensile, ritorni ad essere settimanale, in grande stile, perchè in Italia manca un vero settimanale politico di centrodestra, che non deve essere appiattito sul governo attuale, criticandolo quando occorre, per il vero spesso. Ben vengano poi i libri, nella cui vecchia collana figuravano scrittori di vaglia e anticonformisti. Giovanni Attinà

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