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La Gioconda "erano due"

Una era senza veli

La Gioconda "erano due"

Da un lato c’è la donna con un'espressione pensierosa e un leggero sorriso quasi enigmatico. Dall’altro c’è la donna senza veli, omaggio anch’essa a Venere. La Monna Lisa di Leonardo da Vinci erano dunque due. Una tesi, questa, degna del ‘Codice da Vinci’ di Dan Brown. Anche se la prova, in questo caso, non c’è. Si tratta dell'ipotesi formulata da Renzo Manetti - esperto di iconologia già autore di studi controversi sull'opera di Leonardo - nel saggio ‘Il velo della Gioconda. Leonardo segreto’ (Polistampa). Secondo lo studioso all'enigmatico ritratto esposto al Louvre bisognerebbe affiancare una seconda Gioconda (chiaro riferimento alla Monna Vanna del Salaino. Discepolo dell’artista fiorentino) che Leonardo avrebbe dipinto con la precisa intenzione di formare un dittico e rendere omaggio ai due volti di una stessa divinità, ossia Venere.

Il dipinto, una donna nuda dalla cintola in su seduta su un balcone nella stessa posa di Monna Lisa, risalirebbe al "periodo romano", quando Leonardo era immerso nello studio della filosofia e delle dottrine esoteriche. "Anche se il dipinto è andato perduto", spiega Manetti, "esistono almeno una decina tra riproduzioni e opere di analogo soggetto, eseguite da allievi e discepoli, che ci permettono di ricostruire l'originale".  Alla Gioconda Nuda del maestro di Vinci si sarebbe poi ispirato anche Raffaello, che nello stesso periodo ritrasse due figure femminili assai simili tra loro, una coperta da un velo, La Velata, l'altra seminuda, La fornarina. Tra queste, come tra le due Gioconde di Leonardo, esisterebbe un rapporto preciso: sarebbero rappresentazione delle due Veneri della tradizione neoplatonica, quella "celeste" e quella "volgare", a loro volta simboli di due diversi aspetti dell'anima umana.

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